La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Il blocco dei licenziamenti non salva i dirigenti

Il nuovo e più recente pronunciamento del Tribunale di Roma compie una inversione ad U per quanto riguarda l’ambito di applicazione del blocco dei licenziamenti.

Grande dibattito aveva suscitato l’ordinanza del Tribunale di Roma del 26 febbraio 2021, la quale aveva ritenuto il divieto dei licenziamenti, introdotto dalla normativa emergenziale, applicabile anche alla figura dei dirigenti.

A circa due mesi di distanza, con sentenza del 19 aprile 2021 il medesimo Tribunale è tornato a pronunciarsi sul tema, fornendo una interpretazione diametralmente opposta alla precedente.

In particolare, il Tribunale capitolino ha affermato che il dato letterale della norma emergenziale, da un lato, e la ratio della medesima normativa, dall’altro, non consentono di ritenere che la figura del dirigente possa essere ricompresa nel blocco dei licenziamenti.

Infatti – osserva il Tribunale di Roma – la normativa emergenziale ha stabilito che il datore di lavoro non possa recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della legge n. 604/66, disposizione quest’ultima che, pacificamente, non si applica ai dirigenti.

Il Tribunale capitolino ha poi precisato che il divieto dei licenziamenti è stato accompagnato da una generalizzata possibilità per le aziende di ricorrere agli ammortizzatori sociali, con la conseguenza che la cassa integrazione ha consentito alle aziende di tamponare le perdite attraverso una riduzione del costo del lavoro.

Il ragionevole bilanciamento tra divieto dei licenziamenti e costo del lavoro a carico della collettività ha consentito di tutelare l’occupazione dei lavoratori, nonostante la previsione del blocco dei licenziamenti.

A parere del Tribunale di Roma, un simile bilanciamento di interessi non può ravvisarsi con riguardo ai dirigenti, poiché a questi ultimi non è consentito di accedere agli ammortizzatori sociali.

Sulla scorta di tali argomentazioni, il Tribunale di Roma ha affermato che nell’ipotesi in cui il blocco dei licenziamenti venisse esteso anche ai dirigenti, il datore di lavoro si ritroverebbe nella condizione di non poter reperire una soluzione sostitutiva (come per tutti gli altri dipendenti non dirigenti) che gli permetta di garantire reddito e tutela occupazionale senza costi aggiuntivi.

In una simile ipotesi, dunque, il datore di lavoro dovrebbe necessariamente farsi carico della categoria dei dirigenti, pur in presenza di motivi tali da configurare una ipotesi di giustificatezza del recesso, in violazione del principio costituzionale di libertà economica.

Il predetto revirement del Tribunale di Roma appare coerente ed in linea con l’interpretazione, pressoché unanime, della normativa emergenziale che prevede il blocco dei licenziamenti.

È auspicabile, tuttavia, che un medesimo Tribunale adotti orientamenti sostanzialmente unanimi, nel solco della chiarezza e della coerenza interpretativa.

Trib. Roma, 19 aprile 2021

Jessica Silla – j.silla@lascalaw.com

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