Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

Bankitalia: alle sanzioni amministrative non si applica il favor rei

La  Cassazione con una pronuncia depositata il 18 agosto 2020 ed emessa in tema di “non applicabilità del favor rei alle sanzioni amministrative” ha respinto le doglianze svolte dai ricorrenti sulla scorta dei seguenti motivi.

Quanto al primo motivo di ricorso, a mezzo del quale è stata denunciata la “violazione del principio del favor rei (art. 2 c.p. e art. 3 Cost.) in relazione alle disposizioni di cui agli artt. 144 e 144-ter TUB”, la Corte ha rilevato che le doglianze risultano prive di fondamento “essendo erroneo il presupposto della natura sostanzialmente penale della sanzione irrogata”.

In proposito, la Corte ha, rilevato che “le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Banca d’Italia ai sensi dell’art. 144 TUB per carenze nell’organizzazione e nei controlli interni non hanno natura punitiva, non essendo equiparabili, quanto a tipologia, severità, incidenza patrimoniale e personale a quelle irrogate dalla CONSOB ai sensi del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-ter (TUF) per manipolazione del mercato (ex plurimis, Cass. 04/10/2019, n. 24850; Cass. 24/02/2016, n. 3656), ovvero ai sensi dell’art. 187-bis TUF per abuso di informazioni privilegiate”.

E dopo aver precisato che le sanzioni previste per l’abuso di informazioni e la manipolazione del mercato hanno natura e finalità “punitiva”, con la pronuncia in esame la Cassazione ha rammentato che “la Corte costituzionale ha ritenuto doversi applicare a tale sanzione l’intero complesso dei principi enucleati dalla Corte di Strasburgo a proposito della “materia penale”, ivi compreso il principio di retroattività della lex mitior (nei limiti precisati al punto 6.1. del considerato), e ciò ha fatto pure in assenza di precedenti specifici nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo”.

Dunque è stato confermato che, a fronte di illecito amministrativo che non abbia natura sostanzialmente penale quale è l’illecito previsto dall’art. 144 TUB – non è invocabile il principio del favor rei e, tramite esso, l’applicazione della normativa in assunto più favorevole introdotta con il D.Lgs. n. 72 del 2015, con conseguente manifesta infondatezza dell’eccezione di illegittimità costituzionale della norma transitoria contenuta nel medesimo decreto.

Quanto ad altro motivo di ricorso, a mezzo del quale è stata denunciata la “violazione o falsa applicazione degli artt. 2497 e 2392 c.c.” ed è stata contestata l’imputabilità delle violazioni agli amministratori privi di delega, la Corte di Cassazione con la pronuncia emessa ha riproposto il consolidato orientamento in tema di responsabilità dei consiglieri non esecutivi delle società bancarie.

Ebbene, secondo il richiamato insegnamento “il dovere di costoro di agire informati, sancito dall’art. 2381 c.c., commi 3 e 6 e art. 2392 c.c., non va rimesso nella sua concreta operatività alle segnalazioni provenienti dai rapporti degli amministratori delegati, giacchè anche i consiglieri privi di delega devono possedere ed esprimere costante e adeguata conoscenza del business bancario e, poichè sono compartecipi delle decisioni di strategia gestionale assunte dall’intero consiglio, hanno l’obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi di tutte le aree della banca e di attivarsi in modo da potere efficacemente esercitare una funzione di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi (ex plurimis, Cass. 04/10/2019, n. 24851; Cass. 26/02/2019, n. 5606; Cass. 05/02/2013, n. 2737)”.

E ancora, quanto alla tesi secondo cui le carenze organizzative sarebbero addebitabili alla società capogruppo, della quale gli amministratori e sindaci avrebbero recepito le direttive, la Corte di Cassazione ha richiamato la disciplina dei gruppi societari orientata “nel senso dell’autonomia delle società coordinate o che fanno parte di gruppi societari, donde la perdurante responsabilità degli amministratori e dei sindaci di ciascuna società per l’attività da essa svolta”.

Di talchè “per un verso, quindi, la soggezione alle scelte organizzative della capogruppo non poteva comportare l’esonero da responsabilità di amministratori e sindaci di CARISPAQ e, per altro verso, la gravità delle disfunzioni organizzative e contabili rilevate era tale da incidere necessariamente sull’efficacia dell’azione antiriciclaggio, donde l’esigibilità di un intervento da parte di amministratori e sindaci di CARISPAQ, finalizzato a riportare la situazione sotto controllo”.

Alla luce dei richiamati orientamenti giurisprudenziali la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza impugnata.

Cass., Sez. II, 18 agosto 2020, n. 17209

Giulia Novara – g.novara@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

Con una recentissima pronuncia, il Tribunale di Milano, in sede di opposizione, ha concesso la provv...

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

La decisione in esame, emessa a conclusione di un giudizio ex art. 700 cpc seguito dal nostro Studio...

Contratti Bancari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Tribunale di Napoli con una pronuncia emessa in tema di asserita usurarietà del conto corrente o...

Contratti Bancari

X