A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Bancarotta preferenziale: i compensi devono essere congrui e adeguati

In attesa che la questione venga risolta da una pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite, la sentenza in commento evidenzia la necessità della congruità e adeguatezza del compenso che l’amministratore si attribuisce in un periodo di dissesto societario, quale fattore probante per determinare gli organi giudicanti per una classificazione del comportamento come bancarotta preferenziale in vece del più grave delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione.

Corte di Cassazione, V Sezione Penale, sentenza n. 27065 del 7 Giugno 2021

La Corte d’appello emetteva sentenza con cui confermava l’affermazione di responsabilità dell’imputato pronunciata dal Tribunale, per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, per avere, in qualità di amministratore unico di società fallita, distratto o dissipato beni, mediante diverse operazioni tra cui la percezione di compensi significativi relativi ad un anno in cui la società aveva completamente perso il capitale sociale.

Proponeva ricorso alla Corte di Cassazione l’imputato, a mezzo del proprio difensore, articolando diversi motivi tra cui, in relazione al punto testé enunciato, quello in cui deduceva la violazione di legge ed il vizio di motivazione, avendo la Corte territoriale omesso di motivare sull’orientamento che esclude la bancarotta distrattiva allorquando il compenso dell’amministratore sia ragionevole.

La Corte suprema riteneva detta doglianza inammissibile per genericità, posto che il ricorrente si limitava a lamentare, laconicamente, l’omessa motivazione sull’orientamento, richiamato nell’atto di appello, espresso da un determinato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui “risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che, senza autorizzazione degli organi sociali, si ripaghi dei suoi crediti verso la società in dissesto relativi a compensi per il lavoro prestato, prelevando dalla cassa sociale una somma congrua rispetto a tale lavoro”.  

Precisato che, sulla specifica questione la Corte territoriale aveva invece motivato, respingendo la censura sulla base dell’opposto orientamento secondo cui risponde del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e non di quello di bancarotta preferenziale, l’amministratore della società che, in periodo di dissesto, soddisfi un proprio credito quale socio finanziatore, poiché nel contesto di riferimento la restituzione assume un significato diverso e più grave rispetto alla mera volontà di privilegiare un creditore in posizione paritaria rispetto a tutti gli altri, aspetto in ordine al quale il ricorso ometteva ogni confronto argomentativo, il Supremo Collegio osservava come sebbene la questione risulti ancora oggetto di orientamenti contrastanti -nel senso della bancarotta preferenziale come di quella distrattiva-  “la doglianza è estremamente generica, non argomentando alcunché in ordine alla pretesa congruità dei compensi – oltre 97 mila euro prelevati in un periodo di già conclamato dissesto -, che deve essere, non già oggetto di mera asserzione, bensì fondata su dati ed elementi di confronto che ne consentano un’adeguata e oggettiva valutazione (ad esempio, gli emolumenti riconosciuti ai precedenti amministratori o a quelli di società del medesimo settore, gli impegni orari osservati, i risultati garantiti)”.

In attesa che la questione venga risolta da una pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite, quest’ultimo arresto pone l’accento sulla necessità della congruità e adeguatezza del compenso che l’amministratore si attribuisce in un periodo di dissesto societario, quale fattore probante per determinare gli organi giudicanti per una classificazione del comportamento come bancarotta preferenziale in vece del più grave delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione.

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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