Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Bancarotta: l’Amministratore è responsabile per l’attività del Commercialista

Nel caso di bancarotta fraudolenta documentale, l’imprenditore non è esente da responsabilità nel caso in cui affidi la contabilità dell’impresa a consulenti esterni, in quanto grava sullo stesso l’obbligo di vigilare e controllare le attività svolte dai delegati.

Nel caso in esame, la Corte di appello di Palermo confermava la sentenza del Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trapani che aveva ritenuto l’imputato colpevole dei delitti di bancarotta patrimoniale, documentale ed impropria, ascrittigli quale amministratore di fatto di una società poi fallita.

Avverso la suddetta sentenza, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo, tra i vari  motivi, che la tenuta della contabilità era stata affidata dagli amministratori di diritto ai commercialisti che seguivano la società.

I Giudici di legittimità ritenevano il motivo dedotto dal ricorrente inammissibile, posto che la Suprema Corte non ha potere di rivisitare gli elementi di prova, laddove questi siano stati compiutamente analizzati dai Giudici del merito.

Inoltre, le Corti di merito erano giunte alla logica conclusione che il ricorrente fosse preposto anche alla tenuta della contabilità, in quanto quest’ultimo ricopriva il ruolo di amministratore di fatto e di amministratore esclusivo della società.

Quanto alla delega al professionista della tenuta delle scritture, la Suprema Corte ribadiva di aver sempre affermato che “l’imprenditore non è esente da responsabilità nel caso in cui affidi la contabilità dell’impresa a soggetti forniti di specifiche cognizioni tecniche, in quanto, non essendo egli esonerato dall’obbligo di vigilare e controllare le attività svolte dai delegati, sussiste una presunzione semplice, superabile solo con una rigorosa prova contraria, che i dati siano trascritti secondo le indicazioni fornite dal titolare dell’impresa”.

Pertanto, allineandosi ai precedenti giurisprudenziali e ritenendo parimenti infondati gli ulteriori motivi di ricorso, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto.

Cass., V Sez. Pen., 30 agosto 2016, n. 35775 (leggi la sentenza)

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com 

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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