Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Bancarotta fraudolenta: sufficiente il semplice depauperamento dell’impresa

In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, ai fini della sussistenza del reato, non è necessaria l’esistenza di un nesso causale tra i fatti di distrazione ed il successivo fallimento, essendo sufficiente che l’agente abbia cagionato il depauperamento dell’impresa, destinandone le risorse ad impieghi estranei alla sua attività.

La Corte d’Appello territoriale condannava il ricorrente per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione, nella sua qualità di amministratore unico della società fallita.

Con il principale motivo di doglianza al Supremo Collegio il ricorrente deduce violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione, in quanto la Corte d’Appello avrebbe omesso di considerare che i mezzi necessari per l’acquisizione di beni erano stati messi a disposizione dei soci e di altra società che deteneva quote pari al 30% della fallita sotto forma di prestito infruttifero e, né soci né la società, si erano insinuati al passivo per tale credito. Secondo la difesa, tali circostanze avrebbero dovuto essere considerate dalla Corte territoriale in applicazione del principio di diritto secondo cui, nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, lo stato di insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in qualità di evento, e pertanto deve porsi in rapporto causale con la condotta dell’agente e deve essere altresì sorretto dal dolo.

La Suprema Corte dichiarava inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una ammenda, in quanto generico, dal momento che riproponeva le medesime argomentazioni del gravame senza confrontarsi con la puntuale replica della Corte d’Appello.

L’orientamento giurisprudenziale, infatti, costante sul punto, è fermo nel ritenere, che ai fini della sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessaria l’esistenza di un nesso causale tra i fatti di distrazione ed il successivo fallimento, essendo sufficiente che l’agente abbia cagionato il depauperamento dell’impresa, destinandone le risorse ad impieghi estranei alla sua attività, in qualsiasi momento siano stati commessi e, quindi, anche se la condotta si è realizzata quando ancora l’impresa non versava in condizioni di insolvenza.

Pertanto, seppur riconoscendo la giurisprudenza di legittimità un qualche valore alle operazioni infragruppo, al fine di escludere la condotta distrattiva, i giudici di merito hanno correttamente evidenziato come la causa del dissesto della società fallita fosse da individuare nel rapporto fra essa e il gruppo di cui la fallita faceva parte, concretizzatosi nel trasferimento infra-gruppo di fondi liquidi e nella concessione di garanzie che, in conseguenza delle difficoltà finanziarie della società beneficiante di tale trasferimento, hanno determinato l’aggressione del patrimonio immobiliare della fallita.

Corte di Cassazione, Sezione V Penale, 22 Febbraio 2017, n. 18987

Marianna Piacenza – m.piacenza@lascalaw.com

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