Penale Commerciale

Bancarotta fraudolenta e restituzione delle somme distratte

Esclude la responsabilità penale del reato di bancarotta fraudolenta di cui all’art. 216 L.F. la condotta di restituzione delle somme precedentemente distratte tenuta prima della dichiarazione di fallimento.

Cass., sez. V Penale, 5 febbraio 2016, n. 4790 (leggi la sentenza)

Il fondamento giuridico dell’ esclusione della responsabilità penale è costituito dall’eliminazione degli effetti pregiudizievoli che altrimenti deriverebbero alla garanzia offerta ai creditori mediante la reintegrazione del patrimonio del fallito prima dell’apertura della procedura concorsuale (Cass. 03/02/2011, n. 8402).

A tal fine è sufficiente la condotta che si configura nel mero dato oggettivo della restituzione dei beni o dei valori distratti, purché questa avvenga entro il limite temporale della pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, termine ultimo affinché la reintegrazione del patrimonio dell’impresa abbia l’effetto di eliminare la potenzialità lesiva in danno ai creditori (Cass. 04/11/2014, n. 52077).

Invero, innanzi al configurarsi del reato di bancarotta di cui all’art. 216 L.F., qualora intervenga la procedura concorsuale, la dichiarazione di fallimento ha la funzione di qualificare l’offesa prodotta dalla pregressa e indebita diminuzione patrimoniale quale pericolo che la stessa reca al soddisfacimento delle pretese dei creditori.

Pertanto, la restituzione dei beni distratti, anche non proveniente direttamente dall’imputato o da sue risorse ed altresì attraverso una compensazione legittima di crediti, qualora posta in essere prima della dichiarazione di fallimento, sortisce l’effetto di eliminare la potenzialità lesiva della condotta, proprio in virtù della prodotta reintegrazione del patrimonio a garanzia della massa creditoria, la quale rappresenta la condizione di irrilevanza penale della condotta.

Al riguardo, non incide in alcun modo l’individuazione del dissesto conclamato e irreversibile dell’impresa in epoca antecedente la restituzione, in ragione del fatto che il dissesto è frutto della naturale progressività dei fattori dello stesso determinativi. Pertanto, la fluidità che caratterizza il fenomeno determina la conseguenza dell’impossibilità di intendere lo stato di dissesto come limite di efficacia della condotta restitutoria al fine di ravvisarne la rilevanza penale (Cass. 04/03/2010, n. 16259).

Per effetto della restituzione dei beni precedentemente alla dichiarazione di fallimento, la fattispecie in commento configura l’ipotesi di bancarotta c.d. riparata, la quale determina l’insussistenza dell’elemento materiale del reato qualora la sottrazione dei beni venga annullata da un’attività di segno contrario che reintegri il patrimonio dell’impresa prima della soglia cronologica costituita dalla dichiarazione di fallimento, così annullando il pregiudizio per i creditori o anche solo la potenzialità di un danno.

12 febbraio 2016

Luciana Cipollal.cipolla@lascalaw.com

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La soglia di punibilità prevista in varie fattispecie incriminatrici di cui al d.l.vo 10 marzo 2000...

Penale Commerciale

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Il Giudice, per valutare l’attività dissimulatoria deve collocarsi al momento del compimento dell...

Penale Commerciale

La rivincita del promissario acquirente

I fatti di distrazione, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento, assumono rilevanza pen...

Penale Commerciale

X