A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Bancarotta documentale: niente attenuante senza contabilità

L’occultamento delle scritture contabili, rendendo impossibile la ricostruzione dei fatti di gestione dell’impresa fallita, impedisce la stessa dimostrazione del danno, onde la mancanza delle scritture non può essere utilizzata per presumere circostanze favorevoli all’imputato, salvo che le contenute dimensioni dell’impresa non rendano plausibile la determinazione di un danno particolarmente ridotto“.

Con la sentenza oggetto di gravame, la Corte d’Appello in riforma della sentenza con cui il Tribunale aveva condannato l’imputato alle pene, principale ed accessorie, ritenute di giustizia, in relazione ai reati di bancarotta fraudolenta documentale e di bancarotta preferenziale in rubrica ascrittigli in qualità di amministratore della società fallita, dichiarava non doversi procedere nei confronti dello stesso in ordine al reato di bancarotta preferenziale, per essere lo stesso estinto per prescrizione, con conseguente rideterminazione dell’entità del trattamento sanzionatorio.

Contro la sentenza della Corte territoriale l’imputato articolava diversi motivi di doglianza verso il Supremo Collegio tra cui violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della circostanza attenuante speciale di cui all’art. 219, comma 3° legge fallimentare.

La Corte di Cassazione riteneva (anche) tale motivo di gravame inammissibile con conseguente condanna del ricorrente, ai sensi dell’art. 616, c.p.p., al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 3000,00 a favore della cassa delle ammende.

Il Supremo Collegio evidenziava come la Corte d’Appello avesse correttamente individuato nella gravità della condotta e nella mancanza di elementi da valutare positivamente, l’ostacolo alla concessione delle circostanze attenuanti generiche, facendo, pertanto, corretto uso dei criteri fissati dall’art. 133 c.p., conformemente all’orientamento dominante nella giurisprudenza di legittimità.

Riteneva, infatti, che sul punto le censure difensive apparissero oltremodo generiche e attinenti al merito del trattamento sanzionatorio, laddove contrapponevano alla valutazione operata dalla Corte territoriale l’omessa considerazione del comportamento processuale del reo e del contegno collaborativo tenuto da quest’ultimo.

Con riferimento, poi, al mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di lieve entità ex art. 219, co. 3, l. fall., osservava che, come affermato da un condivisibile arresto della giurisprudenza di legittimità, in tema di bancarotta fraudolenta documentale, “la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, prevista dall’art. 219, comma terzo, legge fall., deve essere valutata in relazione al danno causato alla massa creditoria in seguito all’incidenza che le condotte integranti il reato hanno avuto sulla possibilità di esercitare le azioni revocatorie e le altre azioni poste a tutela degli interessi creditori In motivazione, la Corte ha osservato che l’occultamento delle scritture contabili, rendendo impossibile la ricostruzione dei fatti di gestione dell’impresa fallita, impedisce la stessa dimostrazione del danno, onde la mancanza delle scritture non può essere utilizzata per presumere circostanze favorevoli all’imputato, salvo che le contenute dimensioni dell’impresa non rendano plausibile la determinazione di un danno particolarmente ridotto.”.

Applicando tali principi alla fattispecie in esame, in cui la bancarotta fraudolenta documentale si è concretizzata nella completa assenza delle scritture contabili, appariva evidente come non fosse configurabile la circostanza attenuante invocata dal ricorrente, che, peraltro, sia nei motivi di appello, che nei motivi di ricorso non si era mai soffermato sullo specifico profilo riguardante le dimensioni dell’impresa fallita, con la conseguenza che già in sede di appello il motivo doveva intendersi aspecifico e, dunque, inammissibile, trovando così giustificazione la mancata pronuncia al riguardo da parte della Corte territoriale.

Cass., Sez. V, 28 maggio 2021, n. 34467

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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