Dichiarazione fiscale fraudolenta: i costi per operazioni inesistenti non sono mai deducibili

Bancarotta documentale: in caso di dolo generico, superfluo ogni ulteriore accertamento

In tema di reati fallimentari, le ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2, prima e seconda ipotesi, legge fall. sono alternative, ciascuna idonea ad integrare il delitto in questione, per cui, accertata la responsabilità in ordine alla tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita – che richiede il solo dolo generico – diviene superfluo accertare il dolo specifico richiesto per la condotta di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, anch’essa contestata

Con il provvedimento impugnato la Corte d’Appello territoriale, in parziale riforma della sentenza emessa dal G.I.P. del Tribunale della medesima città, ha assolto gli amministratori della società fallita dal reato di causazione del fallimento per operazioni dolose ed escluse le aggravanti contestate di cui all’art. 219 L.F. (entità del danno e più fatti di bancarotta, residuando solo la documentale); ha confermato nel resto la sentenza appellata, lasciando invariata la misura della pena inflitta di anni uno e mesi quattro di reclusione, sul presupposto della determinazione erronea, per difetto, da parte del giudice e della congruità della misura ricalcolata alla luce delle sole contestazioni ritenute sussistenti (bancarotta fraudolenta documentale).

Avverso la sentenza d’appello propongono ricorso per cassazione gli imputati tramite il loro difensore deducendo con un unico motivo la violazione e falsa applicazione di legge, nonché contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione quanto alla sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta documentale, con particolare riferimento alla ritenuta sussistenza dell’elemento psicologico del reato.

Il dolo richiesto sarebbe, infatti, quello intenzionale, escluso nel caso di specie dall’atteggiamento dei ricorrenti, volto a fornire ampia collaborazione nel raccogliere per il curatore tutta la documentazione in loro possesso; inoltre, non sarebbe sufficiente a provare il dolo intenzionale l’elemento della macroscopica incompletezza di dati contabili, considerata la sua valenza sia per l’ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale che per l’ipotesi di bancarotta documentale semplice, nella quale al più il giudice d’appello avrebbe dovuto derubricare la condotta, sorretta solo dal dolo generico. Altro elemento che deporrebbe nel senso della configurabilità solo di un’ipotesi di bancarotta semplice documentale sarebbe l’assenza dell’individuazione delle vicende patrimoniali che i ricorrenti avrebbero con la condotta contestata voluto occultare e di un danno quantificabile.

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile posto che la Corte d’Appello ha dato conto della sussistenza anche del profilo soggettivo del reato, ritenendo sufficiente al riguardo il dolo generico, in conformità all’orientamento giurisprudenziale pressoché costante, secondo cui il dolo specifico e intenzionale è necessario solo per la condotta alternativa prevista dall’art. 216, comma primo, n. 2 l. fall. di occultamento delle scritture contabili, non anche per le condotte di fraudolenta tenuta delle scritture della società fallita. “In tema di reati fallimentari, la bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2 prevede due fattispecie alternative, quella di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, che richiede il dolo specifico, e quella di tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita che richiede il dolo generico; in tema di reati fallimentari, le ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2, prima e seconda ipotesi, legge fall. sono alternative, ciascuna idonea ad integrare il delitto in questione, per cui, accertata la responsabilità in ordine alla tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita – che richiede il solo dolo generico – diviene superfluo accertare il dolo specifico richiesto per la condotta di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, anch’essa contestata.

Trattandosi di dolo generico, alcun rilievo potrebbe di conseguenza avere la mancata individuazione delle specifiche vicende patrimoniali che i ricorrenti avrebbero con la condotta contestata mirato ad occultare; né s’impone l’accertamento di un danno quantificabile ai fini della sussistenza/dimostrazione del reato de quo, essendo sufficiente il pericolo di un danno.

Cass., Sez. II Penale, 12 febbraio 2019, n. 29353

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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