A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Bancarotta distrattiva e non preferenziale se l’amministratore si attribuisce emolumenti dovuti

L’amministratore che sia anche socio e, in tali vesti, creditore della società commette il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione e non preferenziale qualora si appropri di somme per i propri crediti vantati nei confronti della fallita perché non è possibile separare la qualità di amministratore da quella di creditore.

La Corte territoriale confermava la sentenza di prima grado in ordine all’imputazione di bancarotta fraudolenta per distrazione, poiché l’imputato, possedendo il 95% del capitale sociale ed essendo l’amministratore unico della fallita, deliberava a proprio favore compensi, quale amministratore, effettivamente corrisposti nonostante le rilevanti perdite già registrate dalla società ed il crescente indebitamento.

Con uno dei motivi di doglianza al Supremo Collegio il ricorrente lamenta inosservanza della legge penale per la mancata riqualificazione della condotta nel reato di bancarotta preferenziale e conseguente contraddittorietà ed illogicità della motivazione della sentenza, che non avrebbe inquadrato la condotta contestata nell’ambito della fattispecie di cui all’art. 216, comma 3, L.F., posto che il socio creditore era altresì l’amministratore della società. L’elemento caratterizzante la bancarotta preferenziale rispetto a quella distrattiva è costituito unicamente dalla violazione del principio della par condicio creditorum, non rilevando la qualifica rivestita dall’agente e la sua conoscenza dello stato di decozione della società

La Corte di Cassazione, pur dando atto di un arresto di segno contrario, riteneva di dover sposare l’altro metro ermeneutico secondo cui “l’amministratore (o il liquidatore) che sia anche creditore nei confronti della società, ove si appropri di somme per crediti vantati nei confronti della stessa fallita, commette il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e non preferenziale. La ragione di tale affermazione risiede nell’impossibilità di scindere la qualità di creditore da quella di amministratore.”.

Deve poi evidenziarsi il fatto che, come rilevato da entrambi i giudici di merito, la società aveva deliberato in favore del ricorrente gli emolumenti di cui al capo d’imputazione e da questi erano stati percepiti, in qualità di amministratore unico, in un’epoca in cui erano già ravvisabili chiari segnali di allarme circa la grave crisi finanziaria della società.

In rilievo non viene, quindi, il tema, proposto dalla difesa, della violazione della par condicio bensì quello della distrazione di una somma assai ingente dal patrimonio sociale, effettuata dall’imputato con piena consapevolezza dell’inevitabile sorte cui stava andando incontro la società, da lui amministrata  sin dalla sua costituzione. Il che ha correttamente reso improponibile, nel caso in esame, anche la configurabilità del meno grave reato di bancarotta preferenziale, ascrivibile, secondo il cennato diverso orientamento giurisprudenziale, all’amministratore che si ripaghi di propri crediti nei confronti dell’impresa fallita.

Cass., Sez. Feriale, 13 agosto 2020, n. 27132

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

L'imprenditore dichiarato fallito non è esente da responsabilità per il delitto di bancarotta semp...

Penale Commerciale

Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La Cassazione consolida il principio in base al quale nel delitto di autoriciclaggio il prodotto, p...

Penale Commerciale

La rivincita del promissario acquirente

"Considerato che il Pubblico Ministero, nello svolgimento della propria attività, ricerca anche ele...

Penale Commerciale

X