Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Bancarotta: attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità non legata al passivo

Il giudizio relativo alla particolare tenuità del fatto deve essere posto in relazione alla diminuzione globale e non percentuale che il comportamento del fallito ha provocato alla massa attiva che sarebbe stata disponibile per il riparto ove non si fossero verificati gli illeciti ed è configurabile quando il danno arrecato ai creditori è particolarmente tenue o manca del tutto.

La Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza del Tribunale che aveva condannato l’imputato, quale amministratore e poi liquidatore di società fallita, per i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, di bancarotta impropria da reato societario, per aver cagionato il fallimento mediante false comunicazione sociali, e di bancarotta semplice, per aver aggravato il dissesto mediante operazioni imprudenti, e per aver omesso di convocare l’assemblea per l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 2482 c.c., ha assolto l’imputato dal reato di bancarotta impropria da reato societario, confermando nel resto la decisione di primo grado.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore dell’imputato articolando due motivi. Uno di questi, che il Supremo Collegio riteneva meritevole di accoglimento, riguardava la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione all’esclusione dell’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità di cui all’art. 219, u.c., legge fallimentare, sulla base dell’importo del passivo fallimentare, e non del valore dei beni sottratti alla garanzia patrimoniale. Sosteneva, infatti, la Corte territoriale che il passivo fallimentare accertato era pari ad quasi 1,5 milioni di euro e che, pertanto, il parametro per la valutazione della speciale tenuità andasse individuato nell’entità del passivo, non nell’importo della distrazione che, nel caso di specie, ammontava a poche migliaia di euro.

La Corte di Cassazione ritiene, invece, che “non deve aversi riguardo al danno causato dal fallimento (che non costituisce illecito penale) ma al danno derivato dal fatto di bancarotta; la valutazione deve, dunque, essere fatta con riferimento alla diminuzione patrimoniale determinata dall’azione del reo in danno dei creditori al momento della consumazione del reato, e non all’entità del passivo”.

Cass., Sez. V Pen., 26 novembre 2019, n. 52057

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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