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Azione di ripetizione: non basta produrre una perizia contabile

La Corte d’Appello di Catanzaro, con la Sentenza n. 2111 del 20 dicembre 2016, si è soffermata su un tema di profonda attualità: l’onere della prova nei giudizi di accertamento c.d. negativo.

Tale onere è oggetto di interessanti dibattiti in dottrina e rilevanti pronunce giurisprudenziali, in virtù del forte incremento dei giudizi in materia bancaria mirati alla ripetizione dell’indebito.

Va rilevato come -ormai- venga comunemente recepito che l’onere della prova, sia in un giudizio di accertamento “ordinario” che in un accertamento “negativo”, dovrà sempre e comunque essere in capo alla parte attrice.

In linea con tale corrente predominante nel panorama giurisprudenziale moderno, si pone anche la Sentenza in argomento.

Ma andiamo per ordine.

La correntista citava in causa un Istituto di credito dinanzi al Tribunale di Cosenza, chiedendo la dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali inerenti la capitalizzazione trimestrale degli interessi. Assumeva, inoltre, l’applicazione di tassi usurari sempre con rifermento al rapporto di conto corrente.

A seguito della costituzione dell’Istituto di credito, il Giudice di prime cure, disattese le richieste istruttorie della correntista, pronunciava Sentenza di rigetto, sostenendo –tra le altre motivazioni- che l’attrice non avrebbe adempiuto al suo onere probatorio, limitandosi a produrre esclusivamente gli estratti conto.

Proposto ricorso in secondo grado, la Corte d’Appello di Catanzaro, rigettando ogni eccezione, ha affermato che: “a integrazione della sentenza impugnata, che parte attrice in primo grado non solo non ha depositato gli estratti conto per come rilevato in sentenza, ma non ha neppure depositato il contratto di conto corrente, così impedendo la verifica della dedotta nullità della clausola di determinazione del tasso di interesse a debito mediante rinvio agli usi di piazza; non ha depositato i decreti ministeriali che fissano i tassi soglia a partire dall’entrata in vigore della L. 108/1996 fino alla chiusura del conto e non ha neppure allegato e dimostrato di avere pagato alla banca l’importo risultante dal saldo di conto corrente; pagamento che costituisce notoriamente il presupposto per l’azione di ripetizione dell’indebito. In definitiva parte attrice si è limitata a depositare consulenza di parte, la quale, notoriamente, costituisce una semplice allegazione difensiva a contenuto tecnico, priva di autonomo valore. Nel caso in esame, non viene in rilievo la conformità o meno della copia degli estratti conto agli originali come assume parte appellante, ma l’assenza degli estratti conto”.

Il Giudizio si concludeva, quindi,  con il rigetto dell’Appello e condanna al pagamento delle spese di lite a carico correntista.

Giovanni Prestipinog.prestipino@lascalaw.com

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