La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Azione di responsabilità e determinazione del danno

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell’art. 146, secondo comma L.F., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all’amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare.

Corte di Cassazione Civile, Sez. I, Sentenza n. 38 depositata il 3 gennaio 2017.

L’omessa o irregolare tenuta delle scritture contabili da parte degli amministratori di società, integrando la violazione di uno specifico obbligo di legge, si traduce in un pregiudizio patrimoniale.

Qualora gli amministratori siano convenuti in un giudizio di responsabilità per la mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili, la correlazione tra la condotta dell’organo amministrativo e il pregiudizio costituito dal deficit patrimoniale della società fallita può prospettarsi soltanto per quelle violazioni del dovere di diligenza nella gestione dell’impresa tali da far presumere che, proprio in ragione di esse, l’intero patrimonio sia stato eroso. La condotta deve configurarsi come la causa stessa del dissesto sfociato nell’insolvenza della società.

Da tali premesse, non può derivare – secondo la Corte di Cassazione –  la conseguenza che il pregiudizio patrimoniale si identifichi nella differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare. Il suddetto criterio potrà essere utilizzato quale parametro di riferimento per la liquidazione in via equitativa ove ne sussistano le condizioni e sempre che il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile. In ogni caso, è necessario che l’attore abbia allegato un inadempimento dell’amministratore, almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando, altresì, le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore medesimo.

Alla luce di quanto sopra esposto, il pregiudizio patrimoniale subito della società fallita e ascrivibile alla mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili da parte degli amministratori della società non comporta l’automatica applicazione del criterio liquidativo del danno pari alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare; il ricorso a tale criterio è consentito solo ove ricorrono le condizioni appena enunciate.

Giulia Ubertoneg.ubertone@lascalaw.com

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