Azione di responsabilità dei creditori sociali nella S.r.l., la prescrizione si valuta “complessivamente”

Azione di responsabilità dei creditori sociali nella S.r.l., la prescrizione si valuta “complessivamente”

In tema di azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti degli amministratori ex articolo 2476 c.c., la prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito decorre dal giorno “in cui il fatto si è verificato”, inteso non già come la semplice condotta illecita, ma come l’evento lesivo nel suo complesso, comprensivo della lesione della sfera giuridica altrui.

Appare innanzitutto doveroso premettere alcune considerazioni di ordine generale in merito ai due rimedi previsti, rispettivamente, dall’art. 2476, sesto comma c.c (per le S.r.l.) e dall’art. 2394 c.c. (per le S.p.a.) in favore dei creditori sociali, danneggiati in conseguenza di condotte illegittime addebitabili agli amministratori della medesima società.

L’art. 2476 sesto comma c.c. dispone – analogamente all’art. 2395 c.c. – che “le disposizioni dei precedenti commi (n.d.r. aventi ad oggetto la disciplina dell’azione sociale di responsabilità) non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori“.

Come noto, l’azione individuale spettante ai soci o ai terzi (e, dunque, anche ai creditori sociali) per il risarcimento dei danni ad essi derivati per effetto di atti dolosi o colposi degli amministratori rientra nello schema della responsabilità aquiliana, costituendo una specie della responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2043 c.c..

Tale qualificazione del rimedio di cui all’art. 2476 sesto comma c.c. rileva non solo ai fini del riparto dell’onere della prova, ma anche in relazione al regime della prescrizione.

Il diritto del terzo al risarcimento dei danni cagionati direttamente al suo patrimonio dalle condotte dolose o colpose dell’amministratore di società si prescrive infatti nel termine di cinque anni, decorrente dal verificarsi dell’evento lesivo.

Con particolare riferimento a tale ultimo aspetto, si ricorda che l’art. 2476 sesto comma c.c. non riproduce quanto previsto in tema di prescrizione dall’analogo rimedio esperibile da soci e terzi nei confronti degli amministratori di società per azioni (art. 2395 secondo comma c.c.: “L’azione può essere esercitata entro cinque anni dal compimento dell’atto che ha pregiudicato il socio o il terzo“).

Conseguentemente, a norma dell’art. 14 disp. prel. c.c., si deve escludere l’applicabilità in via analogica alle S.r.l. della disposizione in tema di prescrizione trasfusa nel secondo comma dell’art. 2395 c.c..

Alla luce di quanto poco sopra esposto, con riferimento al rimedio di cui all’art. 2476 sesto comma c.c., dovrà quindi essere applicata la disposizione di portata generale contenuta nell’art. 2497 c.c. secondo cui la prescrizione in materia di diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito decorre dal giorno “in cui il fatto si è verificato”, dovendosi appunto intendere per tale -secondo la prevalente giurisprudenza- non già la semplice condotta illecita ma l’evento lesivo nel suo complesso, comprensivo, dunque, della lesione della sfera giuridica altrui.

Tribunale di Roma, sentenza del 1° aprile 2019

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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