Crisi e procedure concorsuali

Azione pauliana, revocabile il fondo patrimoniale: irrilevante il valore etico e morale che può aver spinto il debitore a vincolare nel fondo determinati beni

Cass., Sez. VI Civile, 18 luglio 2014, n. 16498 (leggi la sentenza per esteso)

La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n.16498 del 18 luglio 2014, interviene di nuovo in materia di declaratoria di inefficacia del fondo patrimoniale.

Come noto, ai sensi dell’art. 167 c.c. e ss., il fondo patrimoniale è costituito vincolando determinati beni per far fronte ai bisogni della famiglia e, salvo il disposto dell’art. 170 c.c., crea un patrimonio separato che non potrà subire aggressione da parte dei creditori particolari.

Il creditore, tuttavia, a suo tutela – e ricorrendone i presupposti – potrà chiedere che l’atto di costituzione di fondo patrimoniale, sia dichiarato inefficacie nei suoi riguardi ex art. 2901 c.c.

La fattispecie concreta, oggetto di decisione da parte della Suprema Corte, riguarda la domanda inefficacia di un fondo patrimoniale costituito dal debitore con il suo coniuge, successivamente all’azione di esecuzione della sentenza di condanna in primo grado.

Con l’unico motivo di ricorso, i ricorrenti deducono che al momento della costituzione del fondo il creditore non aveva ancora avviato le procedure esecutive e che la costituzione del fondo non era diretta a sottrarre beni alle pretese creditorie, ma unicamente a garantire il miglior soddisfacimento delle esigenze familiari ed infine e che il creditore non aveva dimostrato ai sensi dell’art. 2901 c.c. il danno arrecato e/o all’intenzione di arrecarlo.

La Cassazione, nel rigettare il ricorso presentato, evidenzia come l’azione pauliana sia diretta a tutelare il creditore rispetto agli atti del debitore di disposizione del proprio patrimonio, “ (…) senza alcun discrimine circa lo scopo ulteriore avuto di mira dal debitore nel compimento dell’atto dispositivo e pertanto sono considerati soggetti all’azione revocatoria anche gli atti aventi un profondo valore etico e morale, come ad esempio il trasferimento della proprietà di un bene effettuato a seguito della separazione personale per adempiere al proprio obbligo di mantenimento nei confronti dei figli e del coniuge, in favore di quest’ultimo (v. Cass. 26/7/2005, n. 15603)”.

Nessun rilievo assume,  per i giudici di Piazza Cavour, la circostanza per cui il fondo patrimoniale fosse stato costituito per soddisfare le esigenze della famiglia perchè “(…) con l’azione revocatoria non si disconosce la validità del fondo patrimoniale e la sua causa (il soddisfacimento dei bisogni della famiglia) ma se ricorre l’elemento della consapevolezza del pregiudizio alle ragioni del creditore, la tutela delle ragioni quest’ultimo (realizzata riattribuendo al patrimonio separato la sua funzione di garanzia generica del credito) diventa prevalente nei limiti di quanto serva per il suo soddisfacimento (…)”.

Pertanto, ai fini dell’esperibilità dell’azione revocatoria, è sufficiente che il debitore compia l’atto dispositivo nella previsione dell’insorgenza del debito e del pregiudizio per il creditore, a nulla rilevando il valore etico e morale che può aver spinto il debitore a vincolare nel fondo determinati beni, se ricorre comunque la consapevolezza di porre in essere un atto pregiudizievole delle ragioni del creditore.

1 settembre 2014

(Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com)

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