Azione di responsabilità: per l’amministratore dimissionario rileva esclusivamente la data delle dimissioni

In ipotesi di dimissioni, l’amministratore dimissionario non può essere ritenuto responsabile di fatti o illeciti commessi in un periodo successivo alle proprie dimissioni. Ciò anche nel caso in cui la cessazione dalla carica di amministratore non sia stata iscritta nel Registro delle Imprese.

Con sentenza del 21.3.01 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha dichiarato il fallimento di una Società e nel 2016 ha convenuto innanzi allo stesso Tribunale vari soggetti nelle qualità di consiglieri, Vice-presidente, presidente del consiglio d’amministrazione, sindaci e Presidente del collegio sindacale della società fallita, contestando diversi addebiti, tra cui l’omessa ed irregolare tenuta delle scritture contabili obbligatorie e alcune condotte distrattive. Pertanto, domandava la condanna dei convenuti, in solido o nei limiti delle rispettive attribuzioni, al risarcimento del danno ai sensi dell’art 146 l.f. e degli artt. 2393 e 2394 c.c..

Con sentenza del 16.6.2009 il Tribunale, tra l’altro, ha dichiarato la responsabilità del Vice-presidente del consiglio d’amministrazione, in solido con altri due membri del consiglio e con i sindaci, per la mancata tenuta delle scritture contabili, per la totale distrazione delle risorse della Società dai fini inerenti all’oggetto sociale, nonché per la mancata convocazione dell’assemblea ex art. 2447 c.c., condannando i convenuti al risarcimento del danno.

Avverso tale sentenza hanno proposto appello vari convenuti, tra cui il Vice-presidente il quale ha dedotto in particolare di non essere responsabile per i fatti ascrittigli in quanto la sentenza impugnata gli aveva erroneamente attribuito la qualità di amministratore dal 22.4.98 fino alla data del fallimento, essendo invece egli cessato dalla carica il 12.12.98 attraverso dimissioni comunicate all’organo amministrativo che però non le aveva annotate nel registro delle imprese.

Secondo l’ex Vice-presidente appellante il Collegio aveva erroneamente affermato che le dimissioni non avevano data certa e non erano opponibili ai terzi poiché l’atto non era stato iscritto nel registro delle imprese ex art. 2385 c.c., anche considerando che, secondo la predetta norma, tale iscrizione costituiva un obbligo non suo ma della società.

Con sentenza emessa il 27.8.14, la Corte d’Appello di Napoli rigettava anche l’appello del Vice-presidente, affermando che solo la pubblicazione nel Registro delle Imprese rendeva opponibile ai terzi la cessazione della carica, essendo del tutto irrilevante l’imputabilità dell’omissione alla società.

Di conseguenza, Il Vice-presidente ha proposto ricorso per Cassazione, tra i vari motivi, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 2385 c.c.

Il ricorso è stato ritenuto fondato.

La Corte ha affermato che il punto nodale del motivo riguarda la corretta applicazione dell’art. 2385 c.c. circa la cessazione dalla carica di Vice-presidente del consiglio d’amministrazione da parte del ricorrente.

Secondo la Corte la mancata iscrizione nel Registro delle Imprese della causa di cessazione è inopponibile alla società, ma non all’amministratore dimissionario, il quale giammai potrebbe rispondere di fatti o illeciti commessi in epoca successiva alle sue dimissioni, ancorché appunto non iscritte nel registro delle imprese (cfr. Cass n. 25980/18)

La Corte ha osservato in particolare (cfr. Cass., n. 8516/09) che non è configurabile un’estensione di responsabilità nei confronti del dimissionario per comportamenti compiuti da altri amministratori in epoca successiva alle dimissioni, trattandosi di responsabilità per fatto proprio (anche se di natura omissiva) e correlata ad un adempimento (la richiesta d’iscrizione della causa di cessazione dalla carica di amministratore) che l’art. 2385, comma 3, c.c., pone a carico del collegio sindacale e che di certo non potrebbe essere compiuto dall’amministratore dimissionario, ormai estraneo alla società.

Di conseguenza la Corte ha ritenuto non fondata la domanda del fallimento nei confronti del ricorrente, limitatamente agli addebiti che si desumono dalla sentenza collocabili cronologicamente successivamente alle dimissioni dell’ex Vice-presidente.

Cass., Sez. I, Ord., 17 maggio 2021, n. 13221

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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