Crisi e procedure concorsuali

Azione di responsabilità esperita dal curatore fallimentare nei confronti di amministratori di s.r.l. fallita

Il tema delle azioni di responsabilità proponibili dal curatore nei confronti di amministratori, componenti degli organi di controllo, direttori generali e liquidatori è, da sempre, tra i più delicati tra quelli trattati nella materia concorsuale.

Tale panorama, già di per sé complesso nella vigenza della normativa sostanziale dettata in materia dal codice civile, è stato ulteriormente reso più problematico dalla riforma del diritto societario sostanziale introdotta con il decreto 6 del 2003, soprattutto con riferimento alle azioni promuovibili nei confronti degli organi della Srl.

La norma disciplinante la fattispecie qui affrontata, è l’articolo 146 della legge fallimentare che, per la prima volta, prevede la possibilità per il curatore di esercitare l’azione di responsabilità contro i soci della Srl nell’ipotesi di cui al settimo comma dell’articolo 2476 del codice civile (che sancisce la responsabilità solidale dei soci che abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi).

In particolare, profili problematici sono evidenziati dalla proponibilità dell’azione di responsabilità da parte del curatore nei confronti degli amministratori di Srl: il nuovo articolo 2476 del codice civile disciplina in modo autonomo la responsabilità degli amministratori, senza più alcun richiamo a quanto previsto per le SpA. Si ritiene peraltro che, pur in assenza di un richiamo specifico al grado di diligenza, quella esigibile nella specie sia sempre la diligenza professionale e che gravi comunque sugli amministratori il dovere di agire informati.

La norma in questione fa poi riferimento esclusivamente all’azione promossa dai singoli soci, senza richiamare la disciplina prevista in materia di azione di responsabilità nelle SpA. Dottrina e giurisprudenza si sono pertanto interrogate sulla permanenza, nel nuovo regime, del diritto alla proposizione dell’azione di responsabilità anche da parte della società.

La soluzione che appare preferibile, e che peraltro è seguita dalla giurisprudenza di merito graniticamente prevalente (Trib. Napoli 12.05.04; Trib. Mantova 14.05.05; Trib. Catania 17.02.06) è quella di ritenere che permanga la legittimazione della società.

Tale era lo stato dell’arte prima dell’entrata in vigore della nuova legge fallimentare, ed in particolare del novellato articolo 146.

La sua nuova formulazione, peraltro, nell’attribuire al curatore tutte, indistintamente, le azioni di responsabilità previste dal codice civile, consente di ritenere la legittimazione del curatore, anche per tale azione, in quanto spettante, in base alle considerazioni sopra espresse, a favore della società ‘in bonis’.

Su tale scia si è di recente pronunciato anche il Tribunale di Torino con sentenza del 09.10.2013, la quale ha tombalmente sancito che “Sebbene in seguito alla riforma societaria del 2003 l’art. 2476 c.c. non contenga alcun richiamo agli artt. 2392, 2393 e 2394 c.c., e cioè alle norme in materia di responsabilità di amministratori di s.p.a., resta ferma la legittimazione del curatore di s.r.l. fallita all’esercizio delle predette azioni ai sensi dell’art. 146  l.f., in quanto per tale disposizione, riformata con D.Lgs. 5/2006, e cioè successivamente alla riforma del diritto societario, il curatore è abilitato all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità contro amministratori, organi di controllo, direttori generali e liquidatori di società e se si opinasse diversamente si verificherebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra i creditori di una s.r.l. e quelli di una s.p.a.

7 aprile 2014

(Manuel Deamici – m.deamici@lascalaw.com )

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