Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Azione di accertamento negativo del credito e onere della prova

La Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha consolidato il principio processuale secondo cui, nel caso di azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista, incombe all’attore fornire la prova sia dell’avvenuto pagamento che della mancanza di causa debendi.
Nella fattispecie concreta il Tribunale di Bari accoglieva la domanda, confermata anche in sede di gravame, della società correntista diretta all’accertamento dell’addebito su conto corrente di somme non dovute per interessi, capitalizzazione trimestrale e commissioni di massimo scoperto nonché alla condanna dell’istituto bancario al pagamento della somma risultante dalla ricostruzione del rapporto.
La Banca proponeva ricorso per cassazione sostenendo la violazione del principio dell’onere della prova ex art. 2697 c.c., e degli artt. 115 e 116 c.p.c. ed in particolare l’onere di parte attrice di fornire la prova dell’inesistenza della causa debendi anche quando l’azione abbia ad oggetto l’accertamento negativo del credito. Infatti, la Banca sosteneva che la mancata acquisizione dei contratti di apertura dei diversi conti correnti non consentiva di ritenere raggiunta la prova circa la pattuizione degli interessi (ultra-legali) e delle commissioni di massimo scoperto.
Tale considerazione trova giustificazione nel fatto che gli interessi ultra-legali e la commissione di massimo scoperto possono essere convenuti contrattualmente per iscritto, a pena di nullità ai sensi della legge L. n. 154/1992, artt. 3 e 4, e art. 117 T.U.B., oltre che ai sensi dell’art. 1284 c.c..
La forma scritta prevista a pena di nullità determina per il correntista l’onere di provare l’inesistenza della causa giustificativa dei pagamenti effettuati, mediante la produzione del contratto, diretto a dimostrare l’assenza di una causa giustificativa dell’addebito delle somme corrispondenti.
La suprema Corte di Cassazione ha pertanto affermato che in tema di contratto di conto corrente bancario, il correntista che agisca per la ripetizione dell’indebito, è tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti che della mancanza, rispetto ad essi, di una valida causa debendi.
Tale onere probatorio potrà quindi considerarsi assolto con la produzione dei contratti e degli estratti conto, i quali evidenziano le singole rimesse che, per riferirsi ad importi non dovuti, sono suscettibili di ripetizione.

Cass., Sez. VI, Ord., 09 marzo 2021, n. 6480

Carlotta Gioli – c.gioli@lascalaw.com

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