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Avvocato o associazione professionale: chi può esigere il compenso?

L’associazione professionale è legittimata a chiedere il pagamento del compenso per le attività svolte da un singolo professionista associato?

 

L’interessante dibattito continua tanto che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21868 del 9 ottobre 2020, è intervenuta nuovamente sulla questione, concludendo che l’associazione non può pretendere il pagamento della parcella se il cliente ha conferito mandato al singolo legale in quanto prevale il principio della personalità della prestazione.

 

Tuttavia, il rispetto di tale principio – che connota i rapporti di cui agli artt. 2229 c.c. e segg. – deve contemperarsi con l’autonomia riconosciuta allo studio professionale associato, al quale può essere attribuita la titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività professionale degli associati, non rientrando il diritto al compenso per l’attività svolta tra quelli per i quali sussiste un divieto assoluto di cessione, sempre che però dagli accordi intervenuti tra gli associati emerga una specifica volontà di attribuire il diritto ad esigere il compenso allo studio associato.

 

Lo studio professionale associato, anche se privo di personalità giuridica, rientra a pieno titolo nel novero di quei fenomeni di aggregazione di interessi (quali le società personali, le associazioni non riconosciute, i condomini edilizi, i consorzi con attività esterna e i gruppi Europei di interesse economico di cui anche i liberi professionisti possono essere membri) cui la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici e che sono perciò dotati di capacità di stare in giudizio come tali, in persona dei loro componenti o di chi, comunque, ne abbia la legale rappresentanza secondo il paradigma indicato dall’art. 36 c.c..

Da quanto sin qui affermato deriva un’importante conseguenza processuale che, nel caso vagliato dalla Cassazione, è stata determinante per escludere la legittimazione dell’associazione al recupero del credito.
Non è sufficiente la mera affermazione dell’esistenza della associazione in quanto bisogna accertare l’esistenza (o meno)  nello statuto dell’associazione di una scelta degli associati di attribuire all’associazione la legittimazione ad acquisire anche la titolarità di rapporti poi delegati ai singoli aderenti.

Cass., Sez. II, 22 luglio 2020, n. 21868

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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