L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

Avverso l’esecuzione, una sola opposizione

La Corte di Cassazione si è pronunciata sul rapporto giuridico sussistente tra il giudizio di opposizione a precetto (art. 615 comma 1 c.p.c.) ed il giudizio di opposizione all’esecuzione (art. 615 comma 2 c.p.c.), indagando altresì sul potere sospensivo riconosciuto al giudice nell’ambito dei due giudizi.

La pronuncia in commento, muovendo da una ricostruzione storica del percorso normativo che ha condotto alla attuale formulazione delle norme citate, ha posto il seguente principio cardine. Nell’ipotesi in cui il debitore proponga un’opposizione al precetto e, successivamente, una opposizione all’esecuzione incardinata sulla base del medesimo precetto notificato, entrambe volte a contestare l’esistenza del diritto di procedere ad esecuzione forzata, nonché fondate sui medesimi fatti costitutivi, si determina una coincidenza di petitum tra i due giudizi, atta a giustificare, se vi è parimenti identità di causa petendi: per un verso, una pronuncia di litispendenza, qualora le opposizioni siano state incardinate innanzi ad uffici giudiziari diversi; per altro verso, qualora i giudizi pendano innanzi ad un unico ufficio giudiziario, una pronuncia di riunione o, se non fosse possibile, una pronuncia di sospensione della causa successiva.

Sulla scorta di tale assunto, la Suprema Corte ha avuto modo di affrontare un ulteriore profilo del rapporto tra i due giudizi di opposizione incardinati l’uno di seguito all’altro, concentrandosi sulle istanze sospensive che il debitore è nella facoltà di proporre e sui conseguenti provvedimenti del Giudice. Nello specifico, la sentenza argomenta a partire dalla diversa natura del potere sospensivo riconosciuto al Giudice: nell’ambito del giudizio di opposizione a precetto, l’art. 615 c.p.c. conferisce il potere di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo, inibendo ogni ulteriore iniziativa in via esecutiva; nel corso del giudizio di opposizione all’esecuzione, invece, il Giudice ha un potere sospensivo che si limita esclusivamente all’espropriazione pendente, non spiegando alcun effetto sulla efficacia esecutiva del titolo.

Ebbene, applicando il principio prima enunciato a tali ulteriori considerazioni, si addiviene ad affermare che il Giudice dell’opposizione a precetto è sempre nella facoltà di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo; al contrario, il giudice dell’opposizione all’esecuzione non ha potere di esprimersi sulla istanza di sospensione a lui proposta e già avanzata al giudice dell’opposizione a precetto.

Cass., Sez. III Civ., 17 ottobre 2019, n. 26285

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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