Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Autorizzazione revocata? Assegno emesso, illecito commesso!

L’emissione illecita dell’assegno, sanzionata ex articolo 1 della legge 386 del 1990, non si configura al momento della materiale consegna al prenditore del modulo incompleto, bensì al momento in cui esso viene presentato all’incasso portante tutti gli elementi essenziali prescritti dalla normativa a sua disciplina per essere valido mezzo di pagamento e titolo esecutivo”.

È quanto ha precisato la Corte di Cassazione con un’ordinanza resa all’esito di un procedimento in cui il ricorrente ha lamentato la violazione o falsa applicazione della norma portata nell’art 1 legge 386/90.

Il caso di specie vedeva coinvolto l’emittente un assegno bancario postdatato, portato all’incasso dopo che la banca trattaria aveva revocato l’autorizzazione, nei confronti del quale il Prefetto di L’Aquila aveva emesso un’ordinanza di ingiunzione.

I Giudici del Tribunale, di fronte ai quali era stata proposta l’opposizione, avevano posto in evidenza come l’assegno in questione “fu emesso con data ideologicamente falsa sicché l’emittente aveva assunto il rischio che il titolo venisse presentato all’incasso in momento successivo alla revoca della facoltà di emettere assegni da parte della Banca trattaria”.

A conferma della decisione dei giudici di prime cure, la Corte d’Appello aveva osservato come “l’intervenuto successivo pagamento del dovuto ovvero che il titolo era stato presentato fuori termine per il protesto erano dati di fatto non rilevanti ai fini del concretizzarsi dell’illecito”.

La questione è stata, quindi, sottoposta alla Corte di Cassazione che ha ritenuto non fondato il motivo di censura formulato dal ricorrente, secondo cui “era dato fattuale incontestato che l’assegno – ancorché con data falsa – fu consegnato al prenditore il 14 giugno, mentre la revoca dell’autorizzazione fu comunicata appena il 28 del medesimo mese di giugno”. Di conseguenza – secondo il ricorrente – la sua azione non avrebbe integrato gli estremi della condotta tipica descritta ex art 1 legge 386/1990, che appunto punisce l’emissione di assegno dopo la revoca, posto che nella specie detta emissione era intervenuta prima.

In proposito, occorre evidenziare come la normativa sull’assegno bancario preveda che il titolo per esser valido mezzo di pagamento e titolo esecutivo debba esser emesso completo dei dati richiesti dalla disciplina speciale che lo regola, tra i quali figura la data di emissione.

Sul punto – in caso di dazione al prenditore di assegno con data falsa – sebbene costante giurisprudenza affermi “la nullità del patto e l’immediata esigibilità dell’assegno (…) sulla scorta di un patto tra le parti che l’incasso avverrà a partire dalla data figurante sul titolo” – chiarisce la Corte – “ciò non esclude che in caso di rispetto del patto – ancorché nullo – l’assegno, quale mezzo di pagamento e titolo esecutivo, risulti inter partes emesso il giorno indicato sullo stesso”.

È indubbio – secondo la giurisprudenza di questa Corte – che la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni determini l’illecita emissione del titolo, sanzionata ex art. 1 legge 386/90, al momento in cui lo stesso viene portato all’incasso, ricadendo tale rischio sull’emittente.

In considerazione dei principi espressi la Corte di Cassazione ha, pertanto, rigettato il ricorso proposto perché infondato.

Cass., Sez. II, Ord., 5 marzo 2021, n. 6198

Giuliana Petronaci – g.petronaci@lascalaw.com

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