Dichiarazione fiscale fraudolenta: i costi per operazioni inesistenti non sono mai deducibili

Autoriciclaggio, sussiste indipendentemente dalla tracciabilità dell’operazione

Il delitto di autoriciclaggio sussiste nel caso di compimento di condotte volte non solo ad impedire l’accertamento della provenienza del denaro dei beni o delle altre utilità in modo definitivo, ma anche a renderlo difficile, questo anche attraverso operazioni che risultino tracciabili, in quanto l’accertamento o l’astratta individuabilità dell’origine delittuosa del bene non costituiscono l’evento del reato.

Il Tribunale del riesame territoriale, con ordinanza resa nell’ambito di un giudizio di riesame promosso dall’indagato, annullava, limitatamente alla provvisoria contestazione di autoriciclaggio, l’ordinanza del GIP del Tribunale, confermando nel resto la misura cautelare personale applicata nei confronti dell’indagato in relazione ai reati di cui agli artt. 110 c.p. e 216, 219 e 223 legge fallimentare.

Il TDL riteneva che il disinvolto trasferimento di enormi somme di denaro non avesse assunto i connotati di condotte tali da “ostacolare concretamente l’identità della loro provenienza delittuosa”; infatti detti trasferimenti avvenivano mediante bonifici, risultando dunque pienamente tracciabili, ed erano operati su conti correnti afferenti al medesimo Istituto di credito e intestati alla società controllante, così da risultare inidonei ad ostacolare o a concretamente impedire l’individuazione dei profitti derivanti dal risparmio di imposta ottenuto mediante l’omesso versamento Iva. Il Tribunale escludeva altresì che la parziale restituzione di somme da parte della controllante verso la controllata potesse costituire una forma di reinvestimento in attività economiche dei capitali illecitamente accumulati per impedirne l’individuazione, trattandosi di denaro -bene fungibile per eccellenza- che una volta iniettato nelle casse della controllata era chiaramente individuabile ed aggredibile da parte dell’autorità giudiziaria. Veniva, pertanto, escluso che le condotte distrattive in questione fossero dotate della capacità dissimulatoria necessaria per l’integrazione del reato di autoriciclaggio.

Ricorreva per cassazione il Pubblico Ministero presso il Tribunale avverso quest’ultima parte della citata ordinanza del Tribunale del riesame, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta mancanza del requisito della “concretezza”, ovvero della concreta capacità dissimulatoria di cui all’articolo 648-ter.1 c.p., in relazione ai trasferimenti di denaro dalla società controllata alla società controllata estera, perché effettuati tra società facenti parte dello stesso gruppo, operati con bonifici tra conti intestati alle medesime e aperti presso lo stesso Istituto di credito. Questo sul presupposto per cui, secondo la giurisprudenza del Supremo Collegio, ai fini dell’integrazione del delitto in questione è irrilevante la tracciabilità o meno dell’operazione, mentre occorre avere riguardo alla concreta idoneità dispersiva del denaro in parecchi rivoli con criterio di giudizio ex ante; l’esistenza, infatti, di un complesso gruppo di società, con sedi in Italia, in Europa e addirittura a livello intercontinentale, e la stessa appartenenza al gruppo da parte della società fallita, sono risultati elementi di particolare importanza ed efficacia per realizzare il concreto ostacolo alla individuazione della provenienza delittuosa del denaro trasferito alla controllante; priva di rilevanza scriminante deve considerarsi l’appartenenza delle società allo stesso gruppo, come di recente affermato anche da questa Corte, mentre sicura valenza indiziaria deve rivestire il fatto che il denaro distratto dalla fallita in favore della capogruppo sia poi stato ulteriormente da quest’ultima trasferito sul conto di altra controllata.

La Suprema Corte, in coerenza quanto statuito in precedenti pronunciamenti in relazione alla fattispecie di riciclaggio, riteneva che integri quest’ultimo reato la condotta di colui che, consapevolmente, trasferisce a terzi il denaro che è provento di delitto: irrilevante deve considerarsi la tracciabilità dell’operazione, atteso che il trasferimento a terzi costituisce comunque condotta idonea ad ostacolare l’individuazione del provento delittuoso.

E’ ben vero che la fattispecie di cui all’art. 648-ter.1 c.p.. richiede espressamente e letteralmente (a differenza dalla previsione di cui all’art. 648 bis c.p.) un quid pluris, e cioè che l’ostacolo alla identificazione della provenienza delittuosa del delitto sia “concretamente” ravvisabile; e infatti, come già affermato dal Supremo Collegio, non integra il delitto di autoriciclaggio il versamento del profitto di furto su conto corrente, allorché questo sia intestato allo stesso autore del reato presupposto. In siffatta ipotesi, evidentemente, la condotta è priva della caratteristica specifica di essere idonea ad “ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”, dovendosi trattare di un pericolo concreto.

La norma considera “sufficiente all’integrazione del reato la sola realizzazione di un ostacolo, e non già un assoluto impedimento rispetto alla identificazione della provenienza delittuosa, illogica ed immotivata, pertanto, appare nella fattispecie l’esclusione della configurabilità dell’autoriciclaggio in ipotesi in cui il trasferimento del denaro avvenga in favore di soggetti diversi dal disponente (in particolare, da parte della fallita società italiana in favore della controllante di diritto straniero), per giunta mediante l’utilizzo di conti correnti di destinazione intestati a soggetti stranieri e aperti presso istituti di credito ubicati in terzi paesi esteri.”.

In tale scenario, “la fattispecie criminosa di cui all’art. 648-ter.1. c.p. pare nitidamente configurabile anche per effetto del mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa tramite bonifico da un conto corrente bancario ad altro diversamente intestato, essendo il delitto in parola a forma libera: questo perché ai fini della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 648-ter.1, c.p., rileva qualsiasi condotta di manipolazione, trasformazione, trasferimento di denaro quando essa sia concretamente idonea ad ostacolare gli accertamenti sulla provenienza del denaro”.

La Corte si pronunciava, dunque, per l’accoglimento del ricorso della Pubblica Accusa, disponendo il rinvio al Tribunale per il riesame territoriale perché, alla luce dell’interpretazione affermata dell’art. 648 ter.1 c.p., provvedesse a nuovo esame della concreta vicenda di specie nei limiti del profilo oggetto di ricorso.

Cass., Sez. II Penale, 24 maggio 2019, n. 36121

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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