Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Autoriciclaggio: il profitto è indiretto

La Cassazione consolida il principio in base al quale nel delitto di autoriciclaggio il prodotto, profitto o prezzo del reato non coincide con il denaro o i beni o le utilità conseguenti direttamente dal reato presupposto ma, indirettamente, dai proventi che vengono conseguiti attraverso il reimpiego di questi in attività economiche, imprenditoriali, finanziarie o speculative.

Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale emetteva decreto di sequestro nei confronti dell’indagato per vari reati di truffa, appropriazione indebita, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Avverso tale provvedimento proponeva ricorso al Tribunale del riesame un soggetto terzo, legato da vincolo di parentela con l’indagato, e titolare di società in accomandita semplice e il giudice del riesame confermava parzialmente il provvedimento del GUP.

Secondo la contestazione provvisoria, l’indagato, nella sua qualità di direttore di una banca, aveva sottratto somme di danaro a vari clienti, commettendo i reati di truffa e appropriazione indebita e successivamente trasferito parte di tali proventi sul conto intestato alla s.a.s. intestata ad un parente che ne era legale rappresentante e, di fatto, prestanome.

Quest’ultimo ricorreva alla Suprema Corte contestando violazione di legge per avere il Tribunale mantenuto il sequestro preventivo ex art. 321, comma 1 c.p.p. sull’attività commerciale di sua proprietà. Tale titolo del sequestro sarebbe illegittimo in quanto tale attività non sarebbe individuabile quale prodotto o profitto dei reati di truffa ed appropriazione indebita contestati all’indagato e violazione di legge per avere il Tribunale esteso il sequestro preventivo all’attività commerciale della s.a.s. ed all’autovettura acquistata da tale società.

La Corte di Cassazione dichiarava infondato il ricorso sul presupposto che il Tribunale ha individuato la natura del sequestro disposto sui beni solo formalmente riferibili all’indagato, ma, in realtà, appartenenti all’indagato suo parente facendo corretta applicazione del “principio secondo cui, in tema di autoriciclaggio il prodotto, il profitto o il prezzo del reato non coincide con il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dal reato presupposto, consistendo invece nei proventi conseguiti dall’impiego di questi ultimi in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative.”.

L’acquisto della attività commerciale di cui all’oggetto sociale della s.a.s. con i proventi dei reati presupposti di truffa e appropriazione indebita, costituisce il classico e tipizzante esempio di profitto del reato di autoriciclaggio e, pertanto, legittima pienamente il sequestro ex art. 648 quater c.p..

Cass., Sez. II, 15 settembre 2020, n. 27228

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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