Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Autoriciclaggio: l’evasione fiscale sotto soglia non costituisce delitto presupposto

La soglia di punibilità prevista in varie fattispecie incriminatrici di cui al d.l.vo 10 marzo 2000, n. 74 rientra tra gli elementi costitutivi del reato, con la conseguenza che, alla mancata integrazione della soglia, corrisponde la convinzione del legislatore circa l’assenza nella condotta incriminata di una “sensibilità” penalistica del fatto

Il Tribunale, in funzione di giudice cautelare, emetteva ordinanza con cui, decidendo sulla richiesta di riesame presentata dagli indagati per il reato di concorso in autoriciclaggio, confermava il provvedimento con il quale il G.I.P. dello stesso Tribunale aveva applicato la misura degli arresti domiciliari.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i ricorrenti, quali amministratori di fatto di società di capitali, dopo avere commesso reati di natura tributaria, avrebbero veicolato un importante somma di denaro ad altra società mediante un contratto preliminare di compravendita simulato, e quindi trasferito nuovamente la somma nelle casse di un’ulteriore società riconducibile ad altro soggetto, autore di numerose condotte illecite.

Gli indagati proponevano ricorso alla Suprema Corte, a mezzo dei rispettivi difensori, con un unico atto, chiedendo l’annullamento dell’ordinanza in ragione di diversi motivi tra cui, in relazione alla sussistenza di reati tributari quali delitti presupposto del contestato autoriciclaggio, erronea applicazione della legge penale (art. 648 ter.1 c.p. e fattispecie di diritto sostanziale di cui al d.p.r. n. 74 del 2000), e illogicità della motivazione con la quale il Tribunale ha erroneamente ritenuto sussistenti reati tributari, quali delitti presupposto, ritenendo irrilevante il fatto che le somme fossero state accumulate mediante evasione fiscale penalmente irrilevante perché sotto soglia.

La Corte di Cassazione riteneva fondato e meritevole di accoglimento il ricorso in quanto l’ordinanza impugnata, pur dando atto, con adeguate e puntuali argomentazioni, per quali ragioni sia del tutto plausibile che le somme fuoriuscite dalla prima società provenissero da illeciti tributari e che la società sia stata il veicolo utilizzato per investire occultamente la provvista illecita mediante l’espediente del preliminare fittizio, evidenziando in tal senso una serie di elementi assai significativi quali operazione imprenditoriale realizzata in modo occulto, disponibilità di denaro in contanti per un importo elevatissimo, modalità di custodia e di trasporto per il pagamento di una tangente, ha erroneamente affermato che sarebbe priva di rilievo la circostanza «che la somma possa essere stata accumulata mediante evasione fiscale non penalmente rilevante (perché sotto soglia)».

La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che la soglia di punibilità prevista in varie fattispecie incriminatrici di cui al d.l.vo 10 marzo 2000, n. 74 «rientra tra gli elementi costitutivi del reato. Essa si traduce nella fissazione di una quota di rilevanza quantitativa e/o qualitativa del fatto tipico, con la conseguenza che, alla mancata integrazione della soglia, corrisponde la convinzione del legislatore circa l’assenza nella condotta incriminata di una “sensibilità” penalistica del fatto, sicché il comportamento sotto soglia è ritenuto non lesivo del bene giuridico tutelato, consistente, nel caso in esame, nella salvaguardia degli interessi patrimoniali dello Stato connessi alla percezione dei tributi, anche in ossequio alla necessità di esaltare il principio di offensività… il mancato raggiungimento della soglia di punibilità comporta l’assoluzione dell’imputato con la formula «il fatto non sussiste».

Una condotta di “evasione”, riconducibile astrattamente ad una delle fattispecie previste dal citato decreto, che ab origine sia penalmente irrilevante perché sotto soglia, non può essere parificata alle ben diverse situazioni richiamate nell’ordinanza oggetto di ricorso, quali la sussistenza di una causa di non punibilità, ad esempio in forza di un cosiddetto condono tributario, ovvero la sopravvenuta estinzione del reato.

L’insussistenza del fatto penalmente rilevante per mancato raggiungimento della soglia di punibilità non consente neppure di parlare di reato presupposto.

La Corte Suprema, pertanto, annullava l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale territorialmente competente.

Cass., Sez. II, 18 febbraio 2021, n. 11986

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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