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Autoriciclaggio: è integrato dall’impiego di somme illecite in investimenti esteri

L’impiego di parte delle somme ricevute per le illecite operazioni compensative in investimenti all’estero è da ritenersi condotta idonea ad integrare la fattispecie in contestazione poiché, secondo l’esatta previsione normativa, si verifica il trasferimento in attività economiche, finanziarie, o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del suddetto delitto fiscale, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa

Il Tribunale del riesame territoriale emetteva ordinanza con cui confermava l’ordinanza emessa dal G.I.P. del medesimo Tribunale, che aveva applicato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del ricorrente, ritenendolo gravemente indiziato dei reati: di bancarotta fraudolenta per operazioni dolose e per distrazione di cui agli artt. 110 c.p., 223, comma 2 n. 2, e 223, comma 1, in relazione all’art. 216 L. Fall., nella qualità di concorrente extraneus con l’amministratore della società fallita; di indebita compensazione ex art. 10 quater, comma secondo, D.Lgs n. 74/2000, perché in concorso con l’amministratore della fallita non versava le somme dovute all’erario, utilizzando in compensazione crediti pari ad oltre euro 8.870.093,00; di autoriciclaggio, perché avendo concorso a commettere il reato testé menzionato, si faceva accreditare il prezzo del reato di indebita compensazione di euro 300.000,00.

Avverso la predetta ordinanza proponeva ricorso per cassazione l’indagato, a mezzo del suo difensore di fiducia, lamentando, tra i diversi motivi di doglianza, la ricorrenza dei vizi di cui all’art. 606, primo comma, lett. b) ed e), c.p.p., in relazione agli artt. 125 c.p.p. e art. 648 ter.1, c.p. per difetto della motivazione in relazione alle considerazioni espresse dalla difesa sulla sussistenza di tale delitto. L’indagato, segnatamente, avrebbe dovuto compiere le condotte utili ad ostacolare l’identificazione sulla provenienza illecita della somma, prima e non dopo averla ricevuta sul suo conto, perché a quel punto il nascondimento non era più possibile; inoltre, l’indagato si è limitato semplicemente a ricevere tale somma, non derivante, tra l’altro, dal delitto di compensazione indebita, venendo definita dagli stessi giudici di merito come il “prezzo” del reato, che, per espressa volontà del legislatore, rientra tra gli elementi costitutivi della fattispecie di autoriciclaggio, per cui non può mai rientrare tra le altre utilità provenienti dalla commissione del delitto presupposto; il trasferimento del denaro, effettuato dal ricorrente dal suo conto tramite bonifico -dunque, tracciato e visibile- era finalizzato all’acquisto di un immobile, e non all’esercizio professionale di un’attività economica organizzata al fine dello scambio di beni o servizi, con conseguente operatività della causa di non punibilità di cui al quarto comma dell’art. 648 ter.1 c.p., avendo l’indagato acquistato l’immobile per il proprio godimento personale.

La Corte suprema riteneva infondato tale motivo di gravame. La deduzione secondo la quale l’indagato avrebbe dovuto compiere le condotte utili ad ostacolare l’identificazione sulla provenienza illecita della somma, prima e non dopo averla ricevuta sul suo conto, non appare decisiva al fine di escludere la ricorrenza del reato di autoriciclaggio, con il quale viene punita la condotta di chiunque avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa. Nel caso di specie al ricorrente è stato contestato di aver commesso in concorso con l’amministratore della fallita il reato di indebita compensazione, non versando le somme dovute all’erario, utilizzando in compensazione, per l’appunto. ai sensi dell’art. 17 del D.lgs n. 241/97, crediti inesistenti per l’importo di euro 8.870.093,00 tramite l’invio di 19 modelli di pagamento f24, ottenendo in cambio per tale attività la somma di oltre euro 300.000,00, che l’indagato impiegava, quanto ad euro 137.646.880, trasferendo all’estero tale importo. “L’impiego di parte delle somme ricevute per le illecite operazioni compensative in investimenti all’estero è stato non illogicamente ritenuto condotta idonea ad integrare la fattispecie in contestazione avendo l’indagato trasferito, secondo l’esatta previsione normativa, in attività economiche, finanziarie, o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del suddetto delitto fiscale, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.

Cass., Sez. II Penale, 15 febbraio 2019, n. 22488

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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