Mario Valentino vs. Valentino

Autoradio e diritto d’autore

Il tema “comunicazione al pubblico” si arricchisce di un nuovo capitolo: quand’è che si concretizza un atto di comunicazione al pubblico che, come tale, solo il titolare del diritto d’autore o di un diritto connesso può autorizzare?

Più in particolare – ed è questo il quesito a cui risponde la sentenza in commento – il noleggio di autoveicoli equipaggiati con impianti radio costituisce un atto di comunicazione al pubblico di opere dell’ingegno? In altri termini, il solo fatto di montare un’autoradio su un veicolo a noleggio costituisce comunicazione al pubblico di opere protette per cui si dovrebbe chiedere (e remunerare) il permesso al titolare dei diritti d’autore e connessi[1]?

Nella giurisprudenza della CGUE si sono gradualmente sviluppati due concetti ben definiti di comunicazione e di pubblico. Un percorso ermeneutico fatto di articolate analisi, sottili distinguo e considerazioni del caso concreto che restituiscono una lettura dell’art. 3.1 della Direttiva 2001/29[2] piuttosto complessa. Ma questo è il diritto. E per fortuna aggiungo, giacché interpretare le fonti, soprattutto in una materia difficile e a tratti controintuitiva come il diritto d’autore, non può essere un esercizio semplice se vogliamo che il risultato sia “giusto”, in un sistema coerente, fatto di norme generali e astratte.

2. Il punto sulla giurisprudenza

Vediamo quindi l’evoluzione dei concetti sopra accennati con un rapido richiamo di alcune recenti pronunce significative.

13 febbraio 2014. Caso C-466/12 (Svensson): la pubblicazione di un link ad opere protette senza il consenso del titolare del diritto d’autore costituisce illecito solo se il link in questione consente l’accesso all’opera da parte di un pubblico nuovo, per tale intendendosi un pubblico diverso da quello a cui il titolare ha rivolto la comunicazione iniziale (in questa Rivista)[3].

8 settembre 2016. Caso C-160/15 (GS Media): chi pubblica su internet un link ad un’opera dell’ingegno risponde per violazione del diritto d’autore al pari di chi pubblica l’opera “linkata” se ricorrono tre circostanze: (i) colui che ha effettuato il collegamento ipertestuale ad un’opera è a conoscenza (anche su base presuntiva) del fatto che detta opera è stata pubblicata su Internet senza l’autorizzazione del titolare dei diritti d’autore; (ii) il collegamento ipertestuale consente l’elusione di misure restrittive create dal titolare dei diritti per limitare l’accesso all’opera (esempio accesso con registrazione dell’utente); (iii) la pubblicazione del collegamento ipertestuale è effettuata a fini di lucro (in questa Rivista).

16 febbraio 2017. Causa C-641/15: la TV in camera di albergo (o la disposizione di altri strumenti di fruizione di opere protette) costituisce comunicazione al pubblico. La pronuncia ribadisce il significato di comunicazione al pubblico estendendolo all’interpretazione dell’art. 8 della direttiva 2006/115/CE, ma escludendo al contempo il diritto a favore degli organismi di radiodiffusione (in questa Rivista)[4].

26 aprile 2017. Caso C-527/15 (Filmspeler): è illegittima la messa in commercio di un apparecchio che in automatico si connette a “siti pirata” in moda da facilitare la violazione del diritto d’autore da parte dell’acquirente che fruisce in streaming di opere protette (qui il commento all’opinione dell’Avvocato Generale e qui il commento alla successiva Sentenza).

14 giugno 2017. Caso C-610/15 (Ziggo): costituisce comunicazione al pubblico la messa a disposizione e la gestione su Internet di una piattaforma di condivisione che, mediante l’indicizzazione di metadati relativi ad opere protette e la fornitura di un motore di ricerca, consente agli utenti di tale piattaforma di localizzare tali opere e di condividerle nell’ambito di una rete tra utenti peer-to-peer.

3. Autoradio e autonoleggio

Terminata questa brevissima carrellata, veniamo al caso qui in commento. I giudici, facendo tesoro dell’elaborazione giurisprudenziale passata sul tema, hanno ritenuto che l’installazione di un’autoradio su veicoli a noleggio non costituisca di per sé atto di comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE né dell’art. 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115/CE, sulla scorta del fatto che la semplice fornitura di attrezzature fisiche [n.d.r. l’autoradio] volte a rendere possibile o ad effettuare una comunicazione non costituisce atto di comunicazione ai sensi della Direttiva 2001/29 (considerando 27).

Non ricorre infatti nel caso di specie l’intenzionalità della società di autonoleggio di commettere un illecito. Si può infatti parlare di atto di comunicazione quando questo interviene per opera di un soggetto che agisce con piena cognizione delle conseguenze del proprio comportamento per consentire ai propri clienti l’accesso ad un’opera protetta, in particolare quando, in mancanza di tale intervento, i clienti medesimi non potrebbero, in via di principio, fruire dell’opera diffusa.(v. i casi C‑135/10, punto 82, e C‑162/10, punto 31, qui richiamati in note 3 e 4. V. inoltre il caso C‑610/15, punto 26, sopra in § 2)[5].

Ciò vale tanto più nel caso di fornitura d’un impianto radio integrato in un autoveicolo di noleggio che consente di captare, senza alcun intervento aggiuntivo da parte della società di noleggio, la radiodiffusione terrestre accessibile nelle zone in cui il veicolo si trova per scelta del conducente[6].

CGUE, 2 aprile 2020, C-753/18 (Fleetmanager)

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] La nozione di “comunicazione al pubblico” possiede lo stesso significato tanto ai sensi della Direttiva 2001/29, art. 3, paragrafo 1 (sul diritto d’autore) quanto della Direttiva 2006/115, art. 8, paragrafo 2 (sul diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore).

[2] Art. 3, Direttiva 2001/29/CE (c.d. Direttiva Infosoc): «[…] gli autori [hanno] il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente».

[3] Si segnala, tuttavia, la differente pronuncia di pari data con riguardo alla diffusione di musica d’ambiente nelle sale d’attesa di uno studio dentistico (CGUE 15 marzo 2012, causa C-135/10) per cui la Corte ha ritenuto che non possa parlarsi di «comunicazione al pubblico» ai sensi dell’art. 8.2 della Direttiva 92/100/CEE [di cui l’art. 8.2 della Direttiva 2006/115/CE che è versione codificata] quando il pubblico non è numeroso e comunque nuovo rispetto a quello già raggiunto dall’utilizzo in altri contesti.

[4] Questa pronuncia riprende e conferma le conclusione del Caso C-162/10 del 15 marzo 2012 con riguardo ai produttori e AIE.

[5] Questo attributo dell’intenzionalità segna la differenza con il caso C-641/15 della TV in camera di albergo (sopra visto).

[6] «Questa interpretazione non può essere rimessa in discussione dall’argomento secondo cui le società di noleggio di autoveicoli metterebbero a disposizione dei propri clienti spazi che la Stim e la SAMI [società di autonoleggio, n.d.r.] qualificano come “pubblici”, vale a dire gli abitacoli degli autoveicoli di noleggio, in cui sarebbe possibile fruire di oggetti protetti per mezzo degli impianti radio di cui gli autoveicoli stessi sarebbero muniti. Infatti, la messa a disposizione di spazi di tal genere, al pari della fornitura degli impianti radio stessi, non costituisce un atto di comunicazione. Dalla giurisprudenza della Corte emerge, peraltro, che la natura privata o pubblica del luogo in cui avviene la comunicazione resta irrilevante (v., in tal senso, sentenza del 7 dicembre 2006, SGAE, C 306/05, EU:C:2006:764, punto 50)» (punto 37 della sentenza).

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