Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Aumento di capitale tra liberazione per compensazione e postergazione

L’obbligo del socio, conseguente alla sottoscrizione di un aumento di capitale, può essere adempiuto per compensazione con un credito vantato dal medesimo socio nei confronti della società, salvo diversa deliberazione assembleare e fermo in ogni caso restando il limite di cui all’art. 2467 Cod. Civ.

Ciò è quanto sancito, nella sentenza in commento, dal collegio del Tribunale di Roma chiamato ad esprimersi sul reclamo proposto da una società a responsabilità limitata avverso l’ordinanza con la quale  veniva ordinato alla stessa di dare esecuzione al deliberato aumento di capitale  – già sottoscritto dal socio – mediante compensazione di un credito da finanziamento che quest’ultimo vantava nei confronti della società medesima.

La società proponeva quindi reclamo lamentando, tra l’altro,  che essendo la maggiore capitalizzazione della società il motivo sotteso alla delibera di aumento di capitale, l’esecuzione mediante compensazione non avrebbe in alcun modo potuto soddisfare l’obiettivo perseguito dall’operazione medesima. Sosteneva poi, senza fornirne prova, la natura postergata, ai sensi dell’art. 2467 c.c., del finanziamento del socio reclamante.

Rispetto alle doglianze dalla società, il Tribunale di Roma ha innanzitutto ricordato – richiamando l’orientamento consolidato i giurisprudenza – che  “l’obbligo del socio di conferire in danaro il valore delle azioni sottoscritte in occasione di un aumento del capitale sociale è un debito pecuniario, che può essere estinto per compensazione con un credito pecuniario vantato dal medesimo socio nei confronti della società”, precisando peraltro come tale compensazione operi ex lege al ricorrere dei presupposti di cui all’art. 1243 Cod. Civ., non  necessitando quindi di alcun consenso dell’assembla. Ciò, però, semprechè quest’ultima non ne statuisca espressamente l’esclusione (circostanza non rinvenibile nel caso di specie).

 Tanto chiarito, il collegio ha poi evidenziato come vi sia tuttavia un limite a detta compensabilità e questo sia riscontrabile nel dettato dell’art. 2467 Cod. Civ. e cioè allorquando il credito potenzialmente compensabile, sia collegato ad un finanziamento soci e questo sia da considerarsi postergato.

Alla luce di tutto quanto sopra, quindi, il Tribunale di Roma, rilevando peraltro come la società non avesse assolto l’onere sulla stessa gravante di provare la postergazione di detto finanziamento, ha rigettato il reclamo della società condannandola alla refusione delle spese di giudizio.

Tribunale di Roma, 6 febbraio 2017

Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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