L’ atto traslativo di un immobile comprende la pertinenza fino a prova contraria

In assenza di espresse disposizioni di segno contrario, i beni secondari partecipano alle medesime vicende traslative della res principale.

Questo il principio di diritto affermato dalla  Suprema Corte con l’ordinanza n. 8277/2016. La costituzione di un vincolo di natura pertinenziale, infatti, richiede la presenza di due requisiti del bene servente: il primo, avente natura soggettiva, consiste nella titolarità omogenea della res  principale e della pertinenza, “le quali devono appartenere a un unico proprietario, legittimato a disporre anche separatamente dei due beni”; il secondo, invece, riguarda la circostanza che la pertinenza risulti, strutturalmente e funzionalmente, “destinata in modo durevole al servizio o ad ornamento della cosa principale”.

Ne consegue che tale duplice accezione del vincolo si riflette anche sul piano delle vicende genetiche ed estintive del rapporto tra cosa accessoria e cosa principale, le quali, a loro volta, “ possono costituire l’effetto sia di un esplicito atto di destinazione del proprietario sia del mutare delle caratteristiche strutturali e funzionali del bene secondario”. Pertanto, la natura pertinenziale della res può essere dedotta sia da una espressa volontà del titolare dei beni, sia da fatti concludenti e circostanze obiettive tali da comprovare l’esistenza di una relazione funzionale tra accessorium e res principalis.

La corretta interpretazione dell’art. 818 del codice civile, porta ad affermare, dunque, che “costituiscono vicende estintive del suddetto vincolo tanto l’emersione di nuove circostanze di fatto idonee a pregiudicare l’oggettiva utilità esplicata dal bene pertinenziale, quanto l’esercizio del potere del proprietario di disporre separatamente della pertinenza, anche nell’ambito di un atto traslativo della res principale”.

Serena Cefolas.cefola@lascalaw.com

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