Attività giudiziaria e COVID-19

Le misure straordinarie adottate dal Governo lo scorso 8 marzo e la Relazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020.

 

Cari Lettori,

come già sapete è stato pubblicato in GU  in data 8 marzo 2020 il DL n. 11/2020, relativo alle “Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attivita’ giudiziaria” che trovate a questo link:

https://www.gazzettaufficiale.it/gazzetta/serie_generale/caricaDettaglio/home?dataPubblicazioneGazzetta=2020-03-08&numeroGazzetta=60

Il decreto è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione e fornisce indicazioni ulteriori e più precise rispetto a quelle già previste dall’art. 10 del DL n. 9/2020  la cui applicazione resta ferma, come più volte ribadito nel DL n. 11/2020.

Il contenuto del decreto può essere idealmente diviso in due momenti temporali: il primo che va dal 9 al 22 marzo 2020 e il secondo che va dal 23 al 31 maggio 2020.

 

PRIMO PERIODO: 9 – 22 MARZO

Innanzitutto, per quanto riguarda le udienze, è previsto che tutte le udienze fissate nell’ambito dei procedimenti civili e penali nel periodo compreso tra il giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto (i.e.:  il 9 marzo) ed il 22 marzo  sono rinviate d’ufficio a data successiva al  22  marzo 2020  (con le eccezioni che vedremo dopo e che sono  indicate  all’articolo  2,  comma  2, lettera g).

Sarà compito dei capi degli Uffici Giudiziari comunicare alle parti la data del rinvio, compatibilmente con le norme che disciplinano il secondo arco temporale, come sopra indicato.

Del pari sono sospesi tutti i termini per il compimento di qualsiasi atto nell’ambito dei medesimi procedimenti. Nel caso in cui i termini inizino a decorrere durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso viene differito alla fine del periodo.

 

SECONDO PERIODO: 23 MARZO – 31 MAGGIO

A decorrere dal 23 marzo  e  fino  al  31 maggio 2020 i  capi  degli  uffici  giudiziari,  sentite le autorità competenti nonché il  Consiglio  dell’ordine  degli  avvocati,  adotteranno  le misure organizzative, anche relative alla  trattazione  degli  affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto  delle  indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute  al  fine  di  evitare assembramenti  all’interno  dell’ufficio   giudiziario   e   contatti ravvicinati tra le  persone.

Il CNF ha già diramato un documento nel quale segnala l’opportunità, nei casi in cui ciò non sia ancora avvenuto, di costituire dei tavoli di lavoro permanenti tra ordini e capi degli uffici.

Per assicurare finalità sopra indicate i  capi  degli uffici giudiziari – fermi i principi dettati dal DPCM 8 marzo 2020 a mente del quale occorre mantenere nei contatti sociali una distanza interpersonale di almeno un metro –  possono adottare le seguenti misure:

  1. a) la limitazione  dell’accesso  del   pubblico   agli   uffici giudiziari, garantendo comunque l’accesso alle  persone  che  debbono svolgervi attivita’ urgenti;
  1. b) la limitazione dell’orario di apertura al pubblico degli uffici ovvero, in via residuale e solo per gli uffici che non  erogano servizi urgenti, la chiusura al pubblico;
  1. c) la   regolamentazione   dell’accesso   ai   servizi, previa prenotazione, anche  tramite  mezzi  di  comunicazione  telefonica  o telematica, curando che la convocazione degli utenti sia  scaglionata per  orari  fissi,  nonche’  l’adozione  di  ogni   misura   ritenuta necessaria per evitare forme di assembramento;
  1. d) l’adozione di linee guida vincolanti per la fissazione e  la trattazione delle udienze;
  1. e) la celebrazione a porte chiuse, ai sensi dell’articolo  472, comma 3, del codice di procedura penale, di tutte le  udienze  penali;
  1. f) la previsione dello svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi  dai  difensori  e  dalle parti mediante collegamenti da     Lo   svolgimento dell’udienza deve in  ogni  caso  avvenire  con  modalita’  idonee  a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva  partecipazione  delle parti;
  1. g) la previsione del rinvio delle udienze a data successiva al 31 maggio 2020 nei procedimenti  civili  e  penali,  con  le  eccezioni elencate ai numeri da 1 a 3.
  1. h) lo svolgimento delle udienze civili che  non  richiedono  la presenza di soggetti diversi dai difensori delle  parti  mediante  lo scambio e il deposito in telematico di  note  scritte  contenenti  le sole istanze e conclusioni, e la successiva  adozione  fuori  udienza del provvedimento del giudice.

Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e  fino  al 31 maggio 2020, negli uffici che hanno la disponibilita’ del servizio di deposito telematico anche gli atti e documenti di cui all’articolo 16-bis, comma 1-bis, del  decreto-legge  18  ottobre  2012,  n.  179, convertito dalla legge 17 dicembre  2012,  n.  221,  sono  depositati esclusivamente telematicamente.

Ovviamente quanto precede vale per gli uffici che hanno la disponibilità del deposito telematico e quindi non anche per i giudizi pendenti in Cassazione o davanti al Giudice di Pace.

Gli obblighi di pagamento del contributo unificato nonche’ le anticipazioni forfettarie dovranno essere assolti  con  sistemi telematici di pagamento anche tramite la piattaforma  tecnologica  di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Come clausola generale, valida sia per i procedimenti civili che per quelli penali, il decreto prevede che, al fine di evitare che possano prodursi preclusioni, decadenze e prescrizioni, nel periodo di efficacia di tali provvedimenti , ove gli stessi precludano la presentazione della domanda giudiziale,  è  sospesa la decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza dei diritti che possono essere esercitati esclusivamente mediante il compimento delle attivita’ precluse.

 

ALCUNE PERPLESSITA’

Dalla lettura del Decreto Legge emergono alcuni profili non chiarissimi che, come già richiesto dal CNF, sono stati oggetto di chiarimento nell’ambito della Relazione Illustrativa dell’11 marzo.

Vediamole insieme.

Tra le udienze che non sono oggetto di rinvio – elencate, come detto sopra, all’art. 2, secondo comma, lett. g) –  Vi segnalo:

  • quelle fissate nell’ambito di procedimenti cautelari  aventi  ad  oggetto  la  tutela  di  diritti fondamentali  della  persona;
  • le udienze fissate nei procedimenti  di  cui  agli articoli 283 (provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello), 351 (provvedimenti sull’esecuzione provvisoria) e 373 (sospensione dell’esecuzione) del codice di procedura civile;
  • in genere, le udienze fissate in tutti i procedimenti la  cui  ritardata  trattazione  puo’  produrre  grave pregiudizio alle parti. In questo caso,  la  dichiarazione  di urgenza e’ fatta dal capo dell’ufficio giudiziario o dal suo delegato in calce alla citazione o al ricorso, con decreto non impugnabile  e, per le cause gia’ iniziate, con provvedimento del giudice  istruttore o del presidente del collegio, egualmente non impugnabile.

Da una prima lettura del decreto non pare ben chiaramente definita la categoria delle udienze – non oggetto di rinvio – fissate nell’ambito di procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela di diritti fondamentali. La proprietà è un diritto fondamentale della persona? O lo è, per ipotesi, il diritto di credito, magari in presenza di alcune circostanze?

Vi è poi il tema, in ambito fallimentare, delle udienze prefallimentari. Rientrano tra quelle oggetto di rinvio oppure, come ritengono alcuni giudici, rientrano nella categoria descritta al punto (iii) e quindi non possono essere rinviate nella misura in cui il loro rinvio potrebbe generare un grave pregiudizio per le parti?

E infine, nell’ambito dell’opposizione all’esecuzione, ove questa abbia ad oggetto l’immobile destinato ad abitazione principale, le udienze nelle quali si discute la sospensiva possono essere rinviate oppure no?

Proprio su questo punto, segnaliamo un provvedimento del Tribunale di Vicenza del 9 marzo, ove si legge:

Il Giudice,

letto il D.L. 8 marzo 2020 n. 11 ed in particolare l’art. 1, comma 1, che prevede il rinvio d’ufficio delle udienze di tutti i procedimenti civili, eccetto quelli indicati nell’art. 2, comma 2, lett. g);

rilevato che l’ambito applicativo dell’eccezione di legge si estende anche ai “procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela di diritti fondamentali della persona”;

ritenuto che il presente giudizio rientri in tale ambito, in quanto risulta iscritta ipoteca sulla casa di abitazione dell’opponente, con conseguente esposizione della stessa a un’espropriazione forzata anche immediata;

conferma l’udienza del 10 marzo 2020”.

Se i dubbi che precedono riguardano le udienze, altri ve ne erano con riguardo alla sospensione dei termini per il compimento degli atti posto che, da una interpretazione letterale del decreto, sembravano sospesi solo quelli previsti nell’ambito di un procedimento con udienza fissata tra il 9 ed il 22 marzo 2020.

Così testualmente recitano i primi due commi dell’art. 1 del DL:

  1. A decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente  decreto  e  sino  al  22  marzo  2020  le  udienze  dei procedimenti  civili  e  penali  pendenti  presso  tutti  gli  uffici giudiziari, con  le  eccezioni  indicate  all’articolo  2,  comma  2, lettera g), sono rinviate d’ufficio a data  successiva  al  22  marzo 2020.
  2. A decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto e sino al 22 marzo 2020 sono sospesi  i  termini per il compimento di qualsiasi  atto  dei  procedimenti  indicati  al comma 1, ferme le eccezioni richiamate. Ove il decorso  abbia  inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso e’ differito  alla fine di detto periodo.

La disposizione quindi non sembrava sospendere tutti i termini processuali compresi tra il 9 e il 22 marzo 2020 ma solo quelli fissati nell’ambito di procedimenti che hanno l’udienza fissata in tale arco temporale. Quindi, in ipotesi, nell’ambito di una causa con udienza fissata per il 20 luglio 2020 nella quale era fissata la scadenza del 13 marzo per il deposito di una memoria, il relativo termine doveva considerarsi sospeso oppure no?

Sul punto la Relazione Illustrativa inviata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 11 marzo ha fatto definitiva chiarezza precisando che:

il comma 2 dello stesso articolo 1, con disposizione di portata generale, riferita a tutti i procedimenti e processi civili e penali pendenti (anche quando non sia fissata udienza nel periodo interessato), dispone la sospensione di tutti i termini per il compimento di qualsiasi attività processuale, ivi inclusi gli atti di impugnazione”.

Vengono così superati tutti i dubbi interpretativi, derivanti da una interpretazione letterale del decreto, e chiarito che la sospensione riguarda TUTTI GLI ATTI IN SCADENZA NEL PRIMO PERIODO ANCORCHE’ NON INTERESSATI DAL RINVIO DELL’UDIENZA.

 

Sarà mia cura aggiornare i Lettori sul prosieguo.

A presto,

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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