Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Atti di straordinaria amministrazione e revoca del concordato preventivo ex art. 173 L.F.

Con la recentissima sentenza n. 3317 dell’08/02/2017, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema degli atti da considerarsi di straordinaria amministrazione in un concordato preventivo, nell’ottica dei criteri di risoluzione dello stesso come enunciati dall’art. 173 L.F..

Nella vicenda esaminata dalla Corte, la società ammessa al concordato aveva sostenuto il pagamento delle spese prodromiche all’avvio della procedura concorsuale, dopo il deposito della domanda e senza l’autorizzazione da parte del Giudice Delegato.

I pagamenti intervenuti dopo la presentazione della domanda di concordato vanno, in via generale, qualificati come atti di straordinaria amministrazione perché fuoriuscenti dal piano. La Suprema Corte si è, però, interrogata sulla possibilità che spese propedeutiche alla procedura concordataria, in quanto attinenti al corredo della relativa domanda, possano non costituire, in sé, atti di straordinaria amministrazione e, quindi, non necessitare della preventiva autorizzazione del Giudice Delegato.

Con la succitata sentenza la straordinaria amministrazione è stata, in fatto, rilevata in ragione sia della estraneità del pagamento al piano – ove sia dimostrata l’estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura, ovvero la superfluità o casualità, oltre che l’intento frodatorio – sia del difetto di autorizzazione giudiziale da darsi ex art. 167 l.f.

In questo senso il Collegio intende dare continuità all’indirizzo che fonda “l’automatica revoca della suddetta ammissione, la quale consegue solo all’accertamento, da compiersi ad opera del giudice di merito, che tali pagamenti, non essendo ispirati al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, siano diretti a frodare le ragioni di questi ultimi, così pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato.” (Cass. 3324/2016, 7066/2016). E d’altro canto, si ribadisce che “solo una preventiva indicazione in seno alla proposta concordataria del novero e dell’ammontare dei “debiti della massa” consente ai creditori ammessi al voto le necessarie valutazioni sulla sua convenienza, nonché di formulare una ragionevole prognosi sulle possibilità di effettivo adempimento.” (Cass. 9995/2016).

Nel caso di specie i pagamenti effettuati dopo la presentazione della domanda di concordato, avevano riguardato non solo le prestazioni rese dai professionisti per la predisposizione del concordato, ma anche attività del tutto eccentriche, quali la difesa del liquidatore nel processo penale, nonché i crediti di un membro del collegio sindacale, dei dipendenti e di alcuni fornitori. La Corte ha, quindi, confermato il giudizio del giudice di prime cure che ha ritenuto contra legem assicurare ad alcuni particolari creditori una soddisfazione anticipata rispetto allo statuto solutorio previsto nella proposta per tutti gli altri, in assenza della preventiva autorizzazione del Giudice delegato che, solo, avrebbe potuto rimuovere motivatamente l’implicito divieto posto dalla norma di legge.

In conclusione, l’esborso successivo al deposito della domanda e privo di autorizzazione giudiziale – anche senza distinguere tra prestazioni anteriori al ricorso e posteriori al suo deposito – comporterà la dichiarazione di revoca dell’ammissione alla procedura concordataria, ai sensi e per gli effetti dell’art. 173 L.F..

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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