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Atti in frode ai creditori: dove, come e perché

I giudici di Merito utilizzano il codice della crisi per rimodulare la definizione di “atti in frode ai creditori”, nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento.

Il Codice della crisi e dell’insolvenza, senza nemmeno essere in vigore, si conferma essere una stella polare per l’interpretazione dell’attuale Legge fallimentare e della Legge sul sovraindebitamento (L. n. 3/2012).

Esempio più che lampante ci è fornito dal Giudici del Tribunale di Monza che, nell’ambito del decreto di apertura di una procedura di sovraindebitamento, affrontano l’impresa di definire cosa debba intendersi per “atto commesso in frode hai creditori”.

L’attuale Legge sul sovraindebitamento, consente, infatti di ammettere il debitore ai benefici delle procedure, solo una volta accertato che il debitore non abbia commesso atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni.

Ma cosa deve essere considerato tale?

Il foro Brianzolo parte dall’interpretazione adottata prima della stesura del nuovo Codice: il debitore non poteva essere ammesso al sovraindebitamento qualora avesse compiuto atti revocabili secondo il disposto dell’articolo 2901 c.c..

Tale assunto rendeva il Liquidatore, di fatto, impossibilitato ad esperire azione revocatoria ordinaria, proprio in quanto la presenza di atti revocabili rendeva il debitore inidoneo ad accedere al sovraindebitamento.

Ora, invece, le disposizioni contenute nel Codice della crisi consentono pacificamente al Liquidatore di promuovere la revocatoria secondo le norme codicistiche.

Il nuovo comma 2 dell’articolo 14decies della L. 3/2012 prescrive, infatti, che: “il liquidatore, autorizzato dal giudice, esercita o, se pendenti, prosegue le azioni dirette a far dichiarare inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile”.

Alla luce di tale modifica i Giudici Monzesi hanno, giustamente, ritenuto necessario ridisegnare i confini della precedente definizione, in quanto divenuta – di fatto – incompatibile con la cornice normativa, ipotizzando che gli atti commessi in frode ai creditori debbano essere considerati quelli “posti in essere in prossimità o in vista dell’apertura della liquidazione stessa, ovvero successivamente alla data di deposito della relativa domanda, con esclusione di quegli atti che, pur non strumentalmente posti in essere in vista della procedura, siano comunque revocabili, rispetto ai quali il legislatore conferisce fin d’ora la legittimazione al curatore per l’azione di cui all’art. 2901 c.c.

Dunque, gli atti revocabili compiuti dal debitore che prima erano ostativi all’apertura del sovraindebitamento, non sarebbero più da ritenersi in “frode ai creditori”, potendo ora Liquidatore attivarsi ai sensi dell’articolo art. 2901 c.c..

Occorrerà attendere per appurare, sul piano pratico, come tale nuova definizione verrà applicata.

 Trib. Monza, sez. III civile – 1 febbraio 2021

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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