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Assicurazione sulla vita e disposizioni testamentarie

Nella fattispecie sottoposta all’attenzione della Corte, la de cuius aveva stipulato un contratto di assicurazione sulla vita nel quale venivano indicati quali beneficiari gli “eredi legittimi”. Al momento del decesso della contraente, si apprendeva della stesura di un testamento olografo, nel quale veniva designato un unico erede universale dell’assicurata, senza alcun riferimento all’esistenza dell’assicurazione sulla vita sottoscritta.

La Corte di Cassazione, ribadendo un ormai consolidato orientamento, chiarisce che nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista un diritto proprio che deriva dal contratto di assicurazione stesso che, pertanto, non entra a far parte del patrimonio ereditario del contraente.

Di conseguenza, tale diritto non può essere oggetto di disposizioni testamentarie né di devoluzione agli eredi secondo le regole della successione legittima.

Aver designato come beneficiari gli eredi legittimi non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, trattandosi di “una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari medesimi in funzione della loro astratta appartenenza alla categoria dei successori indicata nel contratto, in modo che qualora i beneficiari siano individuati, come nella specie, negli eredi legittimi, gli stessi sono da identificarsi con coloro che, in linea teorica e con riferimento alla qualità esistente al momento della morte dello stipulante, siano i successibili per legge, indipendentemente dalla loro effettiva chiamata all’eredità”.

Al momento della morte dell’assicurato, la liquidazione dell’indennizzo da parte dell’assicuratore, dunque, non farà più parte del patrimonio del contraente.

Unico potere che residua in capo all’assicurato è quello di revocare la designazione del beneficiario, che avviene non attraverso la modificazione della categoria degli eredi legittimi, ma attraverso l’individuazione di un nuovo soggetto beneficiario, che così acquista un diritto iure proprio del tutto autonomo rispetto alle vicende successorie.

La polizza, infatti, è un contratto a favore del terzo, dal quale deriva il diritto del beneficiario al pagamento dell’indennità. La designazione può essere compiuta con il contratto o con il testamento.

Nel caso di specie, i beneficiari (eredi legittimi) erano stati designati nel contratto. Pertanto, la revoca doveva avvenire nelle stesse forme della designazione e il testamento non contiene alcuna revoca.

La Cassazione, nell’interpretare la clausola apposta nel contratto di assicurazione che individua i beneficiari negli eredi legittimi, ribadisce che la individuazione dei soggetti designati  non postula che i medesimi si identifichino con coloro che siano effettivamente chiamati all’eredità.

Gli eredi legittimi si identificano nei successibili per legge e ciò anche se poi interviene una successione testamentaria. Ciò in quanto il diritto azionato nasce dal contratto di assicurazione a favore dei beneficiari ivi indicati e pertanto, al momento della morte dell’assicurato, non rientra nel patrimonio ereditario.

Essendo la designazione avvenuta con il contratto di assicurazione, stipulato in epoca anteriore alla redazione del testamento, i beneficiari devono identificarsi negli eredi ab intestato, escludendo rilevanza alla successiva istituzione testamentaria.

In mancanza di alcun riferimento alla designazione formulata nel contratto di assicurazione, il testamento non è tale da integrare univoca manifestazione di volontà di revoca, anche tacita, della designazione avvenuta nel contratto di assicurazione. L’articolo 1920 c.c., infatti, prevede che la revoca della indicazione del beneficiario possa essere fatta con successiva dichiarazione scritta o per testamento. Nell’ipotesi in esame non vi è una revoca esplicita, in quanto il testamento non tratta dell’assicurazione sulla vita. L’esistenza in sé di un testamento non comporta, infatti, una implicita dichiarazione di revoca della designazione del beneficiario.

Cass., Sez. VI Civ. – 3, 15 ottobre 2018, ordinanza n. 25635

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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