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Assegno trafugato e concorso di colpa del mittente

La recente decisione delle Sezioni Unite della Suprema Corte del 2 giugno u.s., rappresenta un ulteriore, seppur lieve, cambio di rotta della giurisprudenza in materia di responsabilità per negoziazione di un assegno trafugato.

Come è noto, infatti, la giurisprudenza maggioritaria ha sempre valutato rigidamente l’operato della banca negoziatrice in caso di incasso di un assegno da parte di persona non legittimata, tanto da attribuirle una responsabilità oggettiva, finché – sempre le Sezioni Unite della Cassazione – nel 2018 hanno ammesso l’istituto di credito a dare dimostrazione di aver agito diligentemente. Oggi, i giudici di legittimità hanno riconosciuto che il mittente ben può concorrere con le sue azioni nella causazione dell’evento dannoso.

Nel caso di specie, l’istituto di creditore negoziatore ricorreva alla Suprema Corte, lamentando il fatto che nei precedenti gradi di giudizio non fosse stato tenuto in debita considerazione il comportamento dell’Assicurazione, che aveva spedito tramite posta ordinaria il titolo poi trafugato e negoziato da terzi. In particolare, a tale soggetto imputava il mancato rispetto della disciplina del servizio postale in tema di valori e il ripetuto utilizzo della posta ordinaria, nonostante gli innumerevoli casi di sottrazione di assegni circolari subiti, con chiaro spregio delle elementari regole di prudenza e diligenza.

Le Sezioni Unite, dopo aver ricostruito il panorama giurisprudenziale in materia, hanno ricordato che – a seguito della citata pronuncia del 2018 – la responsabilità della banca si configura quale responsabilità contrattuale e, pertanto, è compatibile con la responsabilità del mittente.

Inoltre, dopo aver rammentato i principi che regolano il nesso di causalità, la Suprema Corte ha riconosciuto che nel caso sottoposto al suo esame  “risulta oggettivamente difficile negare che, in caso di sottrazione di un assegno non trasferibile non consegnato direttamente al prenditore, le modalità prescelte per la trasmissione del titolo possano spiegare un’efficienza causale ai fini della riscossione del relativo importo da parte di un soggetto non legittimato (…)” e che “non può dubitarsi che la scelta delle predette modalità costituisca, al pari dell’errore nell’identificazione del presentatore, un antecedente necessario dell’evento dannoso, che rispetto ad esso non si presenta come una conseguenza affatto inverosimile o imprevedibile”.

I giudici non si sono, però, fermati qui. Premesso quanto precede e considerato che il soggetto emittente l’assegno persisteva nell’utilizzare la posta ordinaria, nonostante i numerosi furti di assegni subiti, la Cassazione a Sezioni Unite ha chiaramente affermato che “la scelta di avvalersi della posta ordinaria per la trasmissione dell’assegno al beneficiario, pur in presenza di altre forme di spedizione o di strumenti di pagamento ben più moderni e sicuri, si traduce nella consapevole assunzione di un rischio da parte del mittente, che non può non costituire oggetto di valutazione ai fini dell’individuazione della causa dell’evento dannoso (…). Tale esposizione volontaria al rischio, o comunque la consapevolezza di porsi in una situazione di pericolo, è stata ritenuta da questa Corte sufficiente a giustificare il riconoscimento del concorso di colpa del danneggiato, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1”.

Nella parte conclusiva della sentenza vengono, quindi, esaminate le disposizioni che regolano il servizio postale, vigenti all’epoca dei fatti. Dalle stesse si evince palesemente l’intento della normativa di apprestare particolati cautele nella sola trasmissione con posta assicurata e raccomandata, con conseguente divieto di inserire valori nella posta ordinaria. Da ciò consegue che l’utilizzazione della posta ordinaria per inviare assegni si pone in contrasto, “non solo con le regole di comune prudenza (…), ma anche con il dovere di agire in modo da preservare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda”, esponendo infatti la banca negoziatrice alla possibilità di andare incontro a responsabilità.

Tanto premesso, le Sezioni Unite hanno, dunque, affermato il seguente principio di diritto:
La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gl’interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore”.

Cass., Sez. Unite, 26 Maggio 2020, n. 9769

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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