Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Assegno trafugato: anche l’Assicurazione ne risponde

Dopo la sentenza delle Sezioni Unite dello scorso anno, che ha consentito alle banche di provare la diligenza del loro operato nella negoziazione di un assegno trafugato, recentemente i giudici di legittimità hanno osservato come il pregiudizio derivante dall’incasso della provvista da parte di un soggetto diverso dall’effettivo beneficiario può essere imputato anche al comportamento del creditore/danneggiato ai sensi dell’art. 1227, I° comma c.c.

Prima di tutto, la Suprema Corte ha rammentato che l’accertamento del concorso del fatto colposo del danneggiato nella produzione del danno, così come la determinazione del grado di efficienza causale di ciascuna colpa, rientrano nel potere del giudice di merito e sono incensurabili in sede di legittimità, se sorretti da una motivazione non del tutto illogica.

La Cassazione ha, quindi, evidenziato che la Corte di Appello, nella decisione impugnata, aveva individuato la colpa concorrente dell’Assicurazione nell’aver compilato l’assegno con la sola indicazione del nominativo del beneficiario senza l’indicazione di altre generalità, nell’aver omesso di segnalare che si trattava di assegno rubato e nell’aver spedito il titolo a mezzo di semplice posta ordinaria.

Seppure non si sia pronunciata in merito, stante l’assenza di censura sul punto da parte del ricorrente, la Cassazione ha implicitamente riconosciuto la fondatezza di tale orientamento.

In particolare, con riguardo all’indicazione delle generalità, considerato che la compagnia assicurativa aveva già subito un’altra truffa, così hanno affermato i giudici: “sebbene non sia normativamente prevista l’indicazione delle generalità del beneficiario, tale indicazione avrebbe comunque contribuito – secondo una regola di prudenza ed una massima di esperienza – a scongiurare la monetizzazione degli assegni da parte di soggetti malintenzionati“.

Pare, dunque, si possa oggi legittimamente ritenere destinata al definitivo tramonto la tesi della “responsabilità oggettiva” della banca negoziatrice.

Cass., Sez. I Civ., 11 marzo 2019, ordinanza n. 6979

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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