Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Assegno spedito, assegno risarcito

La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola di intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente.

Come noto, da anni si assiste ad un dibattito in giurisprudenza circa il soggetto sul quale ricada la responsabilità del pagamento di un assegno a persona diversa dall’effettivo beneficiario. Normalmente tale erroneo pagamento interviene allorché il titolo di credito, spedito per posta ordinaria, viene intercettato ed incassato da terzi, a seguito di truffa.

La Cassazione a Sezioni Unite ha, dapprima, ammesso la banca negoziatrice alla prova di aver operato con la dovuta diligenza, respingendo pertanto il concetto di responsabilità “oggettiva”. Quindi, nel corso del 2020, le Sezioni Unite hanno posto un ulteriore importante principio, riconoscendo la responsabilità nella causazione dell’evento dannoso altresì in capo a colui che provveda a trasmettere l’assegno con la normale posta ordinaria (cfr. Iusletter, 19 giugno 2020).

Quest’ultimo principio è stato fatto proprio dalla giurisprudenza successiva e recentemente la Cassazione è tornata a pronunciarsi in merito.

I giudici, ricordando l’importanza del nesso di causalità in tema di responsabilità e dei criteri che lo regolano, hanno evidenziato come nel caso di specie “risulta oggettivamente difficile negare che, in caso di sottrazione di un assegno non trasferibile non consegnato direttamente al prenditore, le modalità prescelte per la trasmissione del titolo possano spiegare un’efficienza causale ai fini della riscossione del relativo importo da parte di un soggetto non legittimato”. Infatti, il pagamento “non può aver luogo in mancanza della materiale disponibilità dell’assegno, la cui presentazione alla banca ne costituisce un presupposto indispensabile”.

Dunque, secondo la Cassazione, la scelta di avvalersi della posta ordinaria, pur in presenza di altri sistemi più sicuri di trasmissione, comporta la consapevolezza da parte del mittente dell’assunzione di un rischio, da tenersi in considerazione ai fini dell’individuazione della causa dell’evento dannoso.

Infatti, in tal modo il danneggiato si espone volontariamente ad un rischio superiore, com’è palesato dalle regole sulla regolamentazione dei servizi postali, le quali prevedono delle cautele speciali per la spedizione, la trasmissione e la consegna della posta raccomandata ed assicurata, rispetto alle corrispondenti modalità previste per la posta ordinaria”.

Per tali motivi, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, che aveva escluso la responsabilità del mittente, rinviando la causa alla Corte d’Appello di Roma.

Cass., Ord., 31 dicembre 2020, n. 30063

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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