Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Assegno: senza prova dell’emissione “in bianco”, il pagamento si presume regolare

Con ordinanza emessa in esito ad un procedimento ex art. 700 c.p.c., il Tribunale di Bergamo, lo scorso 7 febbraio 2017, ha consacrato il principio, secondo il quale, il pagamento di un assegno bancario, consegnato dal soggetto cedente un credito al rispettivo cessionario, si presume valido se il primo non provi che il ridetto titolo sia stato emesso “in bianco”, al solo scopo di garantire il credito ceduto.

Nel caso in questione, il cedente, in seguito all’incasso dell’assegno de quo da parte del cessionario, era ricorso al procedimento cautelare, convenendo la banca negoziatrice del titolo, al fine di sentir dichiarare, dal Tribunale adito, la nullità del patto di garanzia sotteso all’emissione del titolo medesimo, perché contrario alle norme imperative di cui agli artt. 1 e 2 del R.D. n. 1736 del 1933 (c.d. “Legge Assegni”).

Il ricorrente aveva concluso il proprio ricorso richiedendo, inoltre, al giudicante di estendere la predetta declaratoria di nullità all’emissione stessa dell’assegno in parola, nonché di pronunziare, nei confronti della banca negoziatrice, ordine di non segnalare l’operazione alla C.A.I. (“Centrale di Allarme Interbancaria”) o di cancellarla, ove la segnalazione fosse stata già effettuata.

La banca si era costituita in giudizio rilevando, nel merito, l’inammissibilità del ricorso proposto dal soggetto cedente e invocandone, così, la reiezione, mentre il cessionario del credito, beneficiario del pagamento, era rimasto estraneo al procedimento poiché non convenuto da parte ricorrente.

Ebbene, il Tribunale bergamasco, attesa la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del cessionario, prenditore dell’assegno in contestazione, e la carenza di prove a suffragio della tesi avanzata dal ricorrente, ha rigettato la domanda formulata da quest’ultimo, evidenziando che l’azione in rassegna sarebbe risultata fondata solo qualora il ricorrente medesimo fosse stato in grado di dimostrare che il titolo controverso, all’atto della sua presentazione all’incasso, non presentava regolare compilazione (poiché, per l’appunto, “in bianco”).

Il giudice ha, altresì, motivato il provvedimento reiettivo della domanda cautelare, affermando che il titolo di credito emesso asseritamente in bianco poteva essere stato presentato all’incasso dal soggetto cessionario debitamente e, magari, anche legittimamente compilato, in virtù di un patto di riempimento o per altro legittimo motivo – circostanze comunque rimaste ignote alla banca resistente.

In definitiva, per provare il contrario di quanto sopra e ottenere l’accoglimento delle domande formulate – ha evidenziato, in chiusa, il giudicante –, il cedente avrebbe dovuto esperire l’azione giudiziale anche nei confronti del cessionario. D’altra parte, il provvedimento invocato da parte ricorrente, incidendo principalmente nella sfera giuridica del beneficiario del titolo, doveva essere richiesto nel rispetto del principio del contraddittorio e, perciò, coinvolgendo anche quest’ultimo nell’incardinato giudizio cautelare.

Sulla scorta del percorso logico giuridico seguito, il Giudice bergamasco ha, dunque, respinto il ricorso ex art. 700 c.p.c. in rassegna, condannando parte ricorrente all’integrale rifusione delle spese di lite.

Tribunale di Bergamo, ordinanza del 7 febbraio 2017

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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