Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Assegno e responsabilità: l’errore non basta

La banca negoziatrice, che abbia pagato un assegno non trasferibile a persona diversa dall’effettivo beneficiario, è tenuta a rispondere del danno lamentato da quest’ultimo solo se non riesca a dimostrare che l’inadempimento non sia a sé imputabile.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione con decisione n. 17426/2018, che si pone in linea di continuità con quanto sancito quest’anno dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 12477/2018.

Orbene, la questione sottoposta all’esame dei giudici di legittimità, sostanzialmente analoga a quella affrontata dalle Sezioni Unite, riguardava l’emissione da parte di una compagnia assicurativa di un assegno non trasferibile successivamente incassato presso lo sportello di un ufficio postale da un soggetto diverso dal reale prenditore.

La Suprema Corte, confermando così di volersi adeguare all’orientamento più recente della giurisprudenza, ha sostanzialmente ribadito che la banca negoziatrice può ritenersi responsabile soltanto allorché non riesca a dimostrare di aver assolto alla propria obbligazione con la diligenza dovuta, ai sensi del 2 comma dell’art. 1176 c.c., dalla sua qualità di operatore professionale.

In altre parole, tramite la decisione in commento, viene nuovamente esclusa la responsabilità oggettiva dell’istituto di credito che abbia pagato malamente un assegno non trasferibile, consentendo così alle banche di poter dimostrare di aver operato con la dovuta diligenza e, pertanto, di escludere l’imputabilità a sé dell’evento dannoso lamentato dal beneficiario.

Cass, Sez. VI-3 Civ., 4 luglio 2018, ordinanza n. 17426

Noemi Pavone – n.pavone@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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