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Assegno postdatato: valido ed esigibile

Con la sentenza in commento, la Corte d’Appello di Bari ha riformato integralmente la sentenza del Tribunale di Foggia, che aveva in precedenza condannato un istituto di credito al risarcimento del danno per essersi rifiutato di negoziare assegni postdatati senza la loro preventiva regolarizzazione.

Secondo la Corte territoriale pugliese, la postdatazione dell’assegno “non determina di per sé la nullità né la inesigibilità del titolo. Ciò vale anche nell’ipotesi di accordo tra le parti con cui il creditore si impegna a non presentare l’assegno all’incasso prima della data indicata sul titolo medesimo fatte salve le implicazioni di carattere fiscale che giustificano il rifiuto della Banca alla negoziazione”.

Nel merito, la Corte d’Appello ribadisce come la regolarizzazione dell’assegno postdatato avviene mediante versamento dell’imposta proporzionale calcolata come avviene per le cambiali (: 12 per mille), nonché attraverso le sanzioni sancite in materia di bollo, a norma degli artt. 118 e 121 RG n. 1736/1933 e della nota all’art. 5 della Tariffa allegata al dpr 642/72.

A mente del suesposto ragionamento, la Corte ritiene che la richiesta di regolarizzazione degli assegni in discorso, da parte della banca trattaria, era legittima così come era legittimo il suo rifiuto alla negoziazione dei medesimi titoli, pretesa dai beneficiari che l’avevano convenuta in giudizio avanti il Tribunale di Foggia.

Nell’impugnata sentenza di I grado resa dal Tribunale foggiano, quest’ultimo aveva infatti obliterato la circostanza per cui “la postdatazione è già di per sé indice di mancanza di copertura” (cfr. Cass. Sez. II 10.12.1986) e che l’emissione di un assegno postdatato era ed è illegale, anche se l’emissione di detto titolo di credito, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 507/99, non configura più il fatto come reato penale, bensì, come condotta sanzionabile amministrativamente per l’evasione del bollo (D.P.R. 642/72).

Tuttavia, giova ricordare che titolo nullo è quell’assegno bancario incompleto e privo di data o con data incompleta, in quanto mancante di un requisito formale prescritto; esso è invece valido quale mera promessa di pagamento.

Altro, invece, è la postdatazione dell’assegno. Essa non comporta, di per sé, la nullità del titolo, ma una mera irregolarità, ai sensi dell’art. 31, comma 2, r.d. 1736/1933, attribuendo al possessore il diritto di esigere immediatamente la prestazione, a fronte della presentazione dell’assegno per l’incasso

Vero è che l’art. 31 del R.D. recita testualmente: “L’assegno bancario è pagabile a vista. Ogni contraria disposizione si ha per non scritta. L’assegno bancario presentato al pagamento prima del giorno indicato come data di emissione è pagabile nel giorno di presentazione.” Ma è altresì vero che la predetta norma va coordinata con l’art. 121 della medesima Legge sull’assegno, che la sentenza impugnata aveva completamente obliterato e che impone al presentatore la regolarizzazione fiscale, in quanto da parificarsi alla cambiale.

In definitiva, la Corte barese ha fatto propria l’ineccepibile applicazione dei principi dettati in materia dai Supremi Giudici secondo cui, in relazione ai danni verificatisi nell’ambito di un comportamento pienamente lecito (l’attività bancaria, tutelata dall’art. 47 Cost. e sottoposta ai rigorosi controlli di Banca d’Italia), tanto nel caso in cui risulti in concreto configurabile una responsabilità oggettiva del debitore della prestazione, quanto in quello in cui risulti, invece, configurabile una responsabilità aquiliana, l’esistenza di un comportamento colposo del danneggiato esclude in radice la responsabilità della banca.

Corte di Appello di Bari, 22 maggio 2017, n. 631 

Giangiacomo Cicerig.ciceri@lascalaw.com

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