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Assegno divorzile e onere probatorio

Grava sul coniuge richiedente l’assegno divorzile l’onere di provare la mancanza di redditi adeguati al proprio sostentamento; deve dimostrare, inoltre, che le eventuali differenze reddituali siano state direttamente causate dalle scelte di vita coniugali.

La Corte di Cassazione, nel dare concreta applicazione al recente orientamento giurisprudenziale che attribuisce all’assegno divorzile natura sia assistenziale che perequativa e compensativa, ha evidenziato alcuni aspetti fondamentali attinenti all’onere della prova gravante sul coniuge che ne faccia richiesta.

Con l’ordinanza n. 10781 del 17 aprile, il Giudice di legittimità ha nuovamente ricordato come la funzione dell’assegno divorzile non debba più essere intesa come meramente ricostruttiva del tenore di vita coniugale, ma principalmente come mezzo di assistenza per il coniuge incolpevolmente privo di mezzi adeguati al proprio sostentamento, in un’ottica di generale riequilibrio delle condizioni economiche in tutti i casi in cui vi sia la prova che la sperequazione reddituale in essere all’epoca del divorzio sia direttamente causata dalle scelte comuni di vita della coppia, per effetto delle quali un coniuge abbia sacrificato le proprie aspettative professionali e reddituali per dedicarsi interamente alla famiglia, in tal modo contribuendo decisivamente alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune. La prova di tale sperequazione, trattandosi di fatto costitutivo del diritto azionato, grava sul coniuge richiedente l’assegno.

Nel caso esaminato dalla Corte, la richiedente lamentava una generica mancanza di redditi, senza precisare se, quando e quali prove – che, se ammesse e valutate, avrebbero senz’altro condotto ad un esito della decisione in senso diverso – fossero state proposte al riguardo nel giudizio di merito. Sulla scorta di tali doglianze, l’ex moglie richiedeva quindi che venisse disposta la corresponsione periodica di una somma di denaro idonea a mantenere il tenore di vita vissuto in costanza di matrimonio.

Il Giudice di legittimità, aderendo alla soluzione adottata dalla Corte d’appello precedentemente adita, ha ritenuto che tale carenza probatoria precludesse il confronto reddituale (vale a dire la comparazione delle condizioni economico-patrimoniali delle parti all’epoca della decisione sull’assegno) che, secondo la recente interpretazione giurisprudenziale delle Sezioni Unite, è un passaggio necessario ai fini dell’attribuzione e della quantificazione dell’assegno divorzile.

Qualora si riconoscesse esistente il diritto a percepire l’assegno anche in capo all’ex coniuge che non sia incolpevolmente privo di mezzi per il proprio sostentamento, risulterebbe infatti negata la funzione assistenziale che deve pur sempre riconoscersi all’assegno “in pari misura” o in via “equiordinata” alle altre funzioni indicate. In caso contrario, troverebbe concreta attuazione la sola funzione perequativo-compensativa dello stesso, in violazione dei presupposti di legge.

In tal caso, continua la Corte, l’imposizione patrimoniale nei confronti dell’ex coniuge non potrebbe più giustificarsi invocando il principio costituzionale di solidarietà post-coniugale, che è invece a fondamento dell’istituto.

Tanto premesso, il suddetto criterio perequativo-compensativo viene in rilievo nei casi in cui vi sia la prova che la sperequazione reddituale in essere all’epoca del divorzio sia direttamente causata dalle scelte comuni di vita degli ex coniugi, per effetto delle quali un coniuge abbia sacrificato le proprie aspettative professionali e reddituali per dedicarsi interamente alla famiglia, in tal modo contribuendo alla costruzione del patrimonio individuale e comune: condizioni, queste, che la Corte non ha ritenuto provate nel caso di specie.

Cass., Sez. I Civ., 17 aprile 2019, n.10781

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato anche in “Assegno divorzile: sulla strada per una nuova equità” e in “Assegno divorzile, escluso in caso di inerzia nella ricerca di un lavoro

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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