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Art. 54 ter: arriva lo stop della Corte Costituzionale

Cari Lettori,

come vi avevamo annunciato con i nostri precedenti contributi, all’indomani dell’approvazione del cd. Decreto Milleproroghe, i Tribunali di Barcellona Pozzo di Gotto e Rovigo hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 54 ter D.L. 18/2020 e successive modifiche, la cui applicazione era stata prorogata sino al 30.06.2021.

Come noto, tale disposizione normativa emanata nell’ambito della legislazione di emergenza legata all’aggravarsi della pandemia da Covid 19, ha previsto la sospensione delle procedure esecutive immobiliari aventi ad oggetto l’abitazione principale dei debitori; sospensione che, a seguito delle diverse proroghe intervenute, si è protratta per (quasi) 14 mesi.

 Ed infatti, ormai in prossimità della scadenza del termine di sospensione, nella giornata di ieri 22.06.2021 è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale n. 128/2021 con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 13 co. 14 del Decreto Milleproroghe per violazione dell’art. 3, comma 1 Cost. e dell’art. 24, commi 1 e 2 Cost.

In particolare, argomenta la Corte, la tutela in sede esecutiva è una componente essenziale del diritto di accesso alla giustizia e rappresenta uno strumento indispensabile per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale. La fase di esecuzione coattiva deve, pertanto, intendersi costituzionalmente necessaria e può essere compressa solo a fonte di circostanze eccezionali (tra le quale può sicuramente annoverarsi la pandemia), ma per un ristretto periodo temporale.

Inoltre, argomenta la Consulta, fermo restando che tale diritto costituzionalmente garantito deve essere necessariamente bilanciato con il diritto all’abitazione (di medesimo rango e annoverato nel catalogo dei diritti inviolabili), la sospensione ex art. 54 ter ha caratterizzato ogni atto della procedura, ivi compresa l’emanazione del decreto di trasferimento contenente l’ordine di liberazione dell’immobile.

A ciò si aggiunga che il legislatore d’emergenza ha disposto anche la sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, da ultimo nuovamente prorogata sino al 30 settembre 2021 o al 31 dicembre 2021 a seconda della data dei provvedimenti di rilascio.

Per tale ragione, prosegue la Corte Costituzionale, l’ulteriore proroga sino al 30 giugno 2021 della sospensione delle esecuzioni immobiliari ha garantito un plus di protezione al debitore esecutato a evidente discapito dei diritti dei creditori pignoranti.

Sotto altro aspetto, evidenzia la Corte, a fronte di un affinamento della disciplina processuale in tema di emergenza e riorganizzazione della giustizia civile (con l’introduzione, ad esempio, delle udienze cartolari o da remoto), la prevista sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto l’abitazione principale è sempre rimasta invariata nei suoi presupposti.

È mancato, quindi, un aggiustamento dell’iniziale bilanciamento tra diritti costituzionali che ha fatto emergere nel tempo l’irragionevolezza e la sproporzione del favor garantito indistintamente a tutti i debitori esecutati.

Al contrario, è evidente che vi è stata una prolungata compressione dei diritti dei creditori, con l’imposizione di un notevole sacrificio a loro carico che, per essere costituzionalmente accettabile, avrebbe dovuto essere legato ad effettive esigenze di protezione dei debitori esecutati attraverso l’indicazione di adeguati parametri selettivi, ad esempio su base reddituale.

Nulla di tutto ciò è stato invece previsto dal legislatore che, al contrario, si è limitato a prorogare una misura del tutto generalizzata e di extrema ratio, mentre avrebbe dovuto specificare i presupposti oggettivi e soggettivi della misura straordinaria adottata.

In conclusione, quindi, il bilanciamento sotteso alla temporanea sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto l’abitazione principale è divenuto, nel tempo, irragionevole e sproporzionato, inficiando la tenuta costituzionale della proroga sino al 30 giugno 2021, prevista dell’art. 13, comma 14, del cd. Decreto Milleproroghe che, pertanto, è stato dichiarato illegittimo per violazione degli artt. 3, primo comma, e 24, primo e secondo comma, Cost.

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Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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