Diritto dell'Esecuzione Forzata

Art. 1815 co. 2 c.c. e interessi corrispettivi

Tribunale di Bari, 16 aprile 2015

La recente ordinanza del Tribunale di Bari del 16 aprile 2015 qui in commento si inserisce nell’annoso e ormai noto dibattito sull’usurarietà degli interessi pattuiti in un contratto di mutuo.

In particolare, nell’ambito del giudizio relativo alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo costituito da un contratto di mutuo fondiario, il Giudice adito ha sottolineato il contrasto giurisprudenziale in atto circa l’ambito di applicazione della norma di cui all’art. 1815, co. 2 c.c. in base alle quale – come noto – qualora siano pattuiti interessi usurari “la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

Più nel dettaglio, data per presupposta l’ormai consolidata (e condivisibile) opinione giurisprudenziale in base alla quale ai fini della verifica del superamento dei tassi di usura non è possibile operare la sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori alla luce della loro evidente diversità ontologica e funzionale, il Tribunale di Bari ha rilevato che non vi è, invece, unanimità in giurisprudenza circa l’applicabilità del secondo comma dell’art. 1815 c.c. ai soli interessi moratori e non anche a quelli corrispettivi.

A riprova dell’esistenza di tale contrasto, si segnala ex plurimis – per un verso l’ordinanza del Tribunale di Milano del 28.01.2014 in base alla quale “ove detto tasso [di mora, n.d.r.] risultasse pattuito in termini da superare il tasso soglia rilevato all’epoca del stipulazione del contratto, la pattuizione sarebbe nulla, ex art.1815 comma 2 c.c. (e quindi non applicabile), con l’effetto che, in caso di ritardo o inadempimento, non potranno essere applicati interessi di mora, ma saranno unicamente dovuti i soli interessi corrispettivi”.

In senso opposto, invece, il Tribunale di Roma con sentenza del 16.09.2014 ha statuito che “L’art. 1815 comma 2 c.c. fa riferimento alle prestazioni di natura “corrispettiva” gravanti sul mutuatario a prestazioni collegate allo svolgimento fisiologico del rapporto per cui lo stesso non può mai applicarsi agli interessi moratori che sono relativi alla fase patologica conseguente all’inadempimento, solo eventuale, del mutuatario”.

Alla luce dell’esistenza di tali opposti orientamenti e della circostanza che nel, caso concreto,  il credito del cliente di natura restitutoria per interessi usurari sarebbe stato di gran lunga superiore al credito dell’Istituto Bancario, il Giudice adito ha quindi ritenuto presenti i gravi motivi di cui dall’art. 615 c.p.c. disponendo la sospensione dell’efficacia esecutiva del mutuo azionato.

17 luglio 2015

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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