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Approvate le nuove tariffe per il calcolo dei compensi di copia privata

È stato recentemente approvato il decreto del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo (MIBACT) che determina i criteri di calcolo del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi ai sensi dell’art. 71-septies della legge sul diritto d’autore.

La modifica al rialzo delle tariffe di copia privata ha suscitato forti critiche da parte di Confindustria e delle Associazioni delle aziende produttrici di apparecchi tecnologici, mentre è stata accolta con favore dalle organizzazioni rappresentative degli autori e degli artisti.

Il compenso per copia privata

La legge sul diritto d’autore consente la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto ma, allo stesso tempo, prevede che i soggetti che hanno partecipato alla creazione degli stessi abbiamo diritto ad un compenso per ogni riproduzione di un’opera di cui sono a vario titolo titolari.

Il compenso per copia privata ha quindi una natura indennitaria per tutti gli autori, artisti e produttori di fonogrammi e videogrammi, per la lesione del loro diritto esclusivo di utilizzazione economica dell’opera musicale o audiovisiva da loro creata, interpretata o prodotta.

La determinazione di tale compenso è decisa con decreto del MIBACT che deve essere aggiornato ogni tre anni.

Il meccanismo di remunerazione vigente in Italia è basato su un sistema di compenso anticipato, riscosso cioè “a monte”, tramite il prelievo di una quota del prezzo degli apparecchi in grado di duplicare contenuti, direttamente presso i produttori e i distributori degli stessi.

La raccolta dei compensi presso chi fabbrica o importa apparecchi tecnologici è affidata alla S.I.A.E., alla quale compete anche la successiva distribuzione del gettito complessivamente raccolto in favore delle diverse tipologie di titolari dei diritti.

Un po’ di storia

A partire dal 2003 si sono quindi susseguiti diversi Decreti Ministeriali per la determinazione delle tariffe dei compensi per copia privata a intervalli (quasi) regolari di 5 o 6 anni, non rispettando quindi il periodo di 3 anni previsto per Legge.

Poco importa la tempestività del rinnovo delle tariffe, quanto l’ingente dimensione economica che ha assunto nel tempo la raccolta di questi compensi. Infatti, l’aggiornamento delle tariffe negli anni ha sempre comportato un aumento delle stesse.

Cosa cambia oggi

Il Decreto Ministeriale approvato a giugno 2020 riprende in parte le tariffe già in vigore nell’ultimo decreto del 2014, a firma dello stesso Franceschini.

L’allegato tecnico al Decreto riporta tariffe di calcolo diverse a seconda della natura del dispositivo, in relazione alla sua capacità di registrazione di fonogrammi e di videogrammi. Si consideri, infatti, che lo sviluppo tecnologico ha reso possibile la presenza di una “memoria” in qualsiasi apparecchio tecnologico e ciò ha determinato la necessità di effettuare una distinzione tariffaria tra questi.

Costi diversi sono quindi attribuiti a memorie portatili e hard disk, computer e tv, smartphone e tablet. In particolare, per la categoria di smartphone e tablet è stata ripristinata la tariffa di € 5,20 per fascia di memoria compresa tra i 32 GB fino ai 64 GB. Nella medesima categoria sono però state introdotte due nuove fasce di memoria non previste nel 2014, per adeguarsi all’evoluzione tecnologica che ha portato alla creazione di device con maggiore capienza.

Analogamente, sono state approvate tariffe progressive per fasce di memoria anche per i computer.

Novità di quest’anno è l’introduzione di una nuova categoria di tariffe modulate ad hoc per smartwatch e fitness tracker, finora non contemplata.

Pareri contrastanti

Diverse le reazioni raccolte dalla pubblicazione del Decreto del MIBACT.

Confindustria Digitale aveva descritto la proposta di decreto come “totalmente anacronistica rispetto alle reali abitudini dei consumatori”, invitando il Ministro a non procedere con un ulteriore aumento delle tariffe, con aggravio di costi per produttori e distributori di apparecchi in grado di duplicare contenuti. La motivazione addotta sarebbe stata il cambiamento delle abitudini di consumo legale di contenuti al giorno d’oggi, che avvengono in gran parte in modalità streaming, mentre la copia privata risulta del tutto residuale.

Soddisfatte, invece, le categorie degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori, nonché dei produttori di fonogrammi e videogrammi, che rivendicano il diritto ad una giusta remunerazione della propria attività creativa e artistica. In questo modo il meccanismo di prelievo “a monte” destinato ad alimentare il suddetto equo compenso, avrebbe un’incidenza proporzionata e ragionevole per i conti di produttori e distributori di device, tale da non colpire in modo eccessivo i settori produttivi interessati dal prelievo medesimo.

MIBACT, D.M. 26 giugno 2020 – Allegato tecnico

Francesca Leoni – f.leoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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