Crisi e procedure concorsuali

Applicazione dell’art. 15 l.f. nel caso di imprenditore irreperibile

Cass., 30 maggio 2013, sez. I,  n. 13657 (leggi la sentenza per esteso)

“La notificazione del ricorso e decreto ex art. 15 L. Fall. si applica anche qualora il debitore si sia sottratto volontariamente o per colpevole negligenza, rendendosi irreperibile, salvo quanto consentito dal quinto comma della norma citata, che consente al presidente del Tribunale, con previsione analoga all’art. 151 c.p.c., di disporre che sia portato a conoscenza dell’imprenditore il ricorso col pedissequo decreto con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità dello stesso. Quanto all’abbreviazione dei termini, di cui all’art. 15, comma 5, L. Fall. (ratione temporis applicabile), il mancato rispetto del termine di quindici giorni, che deve intercorrere tra la data di notifica del decreto di convocazione del debitore e la data dell’udienza (come previsto dalla nuova formulazione dell’art.15, comma 3, L. Fall.), e la sua mancata abbreviazione nelle forme rituali del decreto motivato sottocritto dal Presidente del Tribunale, previste dall’art. 15, comma 5, L. Fall., costituiscono cause di nullità astrattamente integranti la violazione del diritto di difesa, ma non determinano – ai sensi dell’art. 156 c.p.c., per il generale principio di raggiungimento dello scopo dell’atto – la nullità del decreto di convocazione, ove il debitore abbia attivamente partecipato all’udienza, rendendo dichiarazioni in merito alle istanze di fallimento, senza formulare, in tale sede, rilievi o riserve in ordine alla ristrettezza del termine concessogli, né fornendo specifiche indicazioni del pregiudizio eventualmente determinatosi, sul piano probatorio, in ragione del minor tempo disponibile”.

La I sez. Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13657 del 30 maggio 2013, chiamata a pronunciarsi su quanto disposto dalla Corte di Appello di Firenze, – che aveva respinto il reclamo proposto da una società a responsabilità limitata nei confronti della quale a sua volta, il Tribunale di Firenze aveva emesso sentenza dichiarativa di Fallimento – ha ribadito il principio, ormai consolidato, secondo il quale “La notificazione del ricorso e decreto ex art. 15 L. Fall. si applica anche qualora il debitore si sia sottratto volontariamente o per colpevole negligenza, rendendosi irreperibile, salvo quanto consentito dal quinto comma della norma citata, che consente al presidente del Tribunale, con previsione analoga all’art. 151 c.p.c., di disporre che sia portato a conoscenza dell’imprenditore il ricorso col pedissequo decreto con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità dello stesso”.

Nel caso di specie, i ricorrenti, tra i vari motivi di impugnazione, denunciavano la violazione del termine a difesa fissato dal Tribunale per la notificazione del ricorso – la Corte di Appello aveva considerato perfezionata la notificazione ex art. 140 c.p.c. quando l’atto è stato portato dalla Banca all’Ufficio notifiche, e non già quando l’Ufficiale Giudiziario aveva inviato la raccomandata a/r,– nonché la violazione e falsa applicazione dell’art. 15 L.F.

La Corte di Cassazione, investita, dunque, della questione relativa al perfezionamento della notificazione e, quindi, della corretta instaurazione del contraddittorio  e del diritto di difesa della parte ex art. 15 L.F., nel riportarsi al principio ormai consolidato in giurisprudenza secondo il quale “il procedimento per la dichiarazione di fallimento è un procedimento a cognizione piena, sia pure da svolgersi con il rito camerale, a cui vanno applicati i principi in materia di giudizi contenziosi, primo fra tutti quello del contraddittorio” (Cass. 20836/2010), ha statuito che “l’omessa notifica o il mancato rispetto del termine fissato per la stessa non comportano, in difetto di espressa sanzione, la nullità del ricorso,  … , ma soltanto la necessità di assicurare l’effettiva instaurazione del contraddittorio, che può realizzarsi, in applicazione dell’art. 162 c.p.c., comma 1, mediante l’ordine di rinnovazione della notifica emesso dal giudice (Cass. 12983/09), ovvero mediante la rinnovazione della stessa eseguita spontaneamente dalla parte (Cass. 2740/056868/09 9528/09, 15482/05, 11360/99), oppure tramite la costituzione spontanea del resistente, venendo in tutti questi casi raggiunto lo scopo, che è quello di portare quest’ultimo a conoscenza del ricorso contro lo stesso proposto, così assicurandosi la regolarità del contraddittorio”.

Per quanto riguarda l’abbreviazione dei termini di cui all’art. 15, comma 5, L.F. , che espressamente statuisce “i termini … possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono particolari ragioni d’urgenza” – cd principio della ratione temporis applicabile – la Corte di Appello, aveva sostenuto che tale abbreviazione, nel caso di specie, era stata giustificata dalla prossimità della scadenza del termine per la dichiarazione del fallimento personale del socio di maggioranza della società, e, che proprio tale circostanza, era da intendere quale “particolare ragione d’urgenza”.

I Giudici della Suprema Corte, nell’utilizzare il principio generale espresso nella pronuncia 16757/2010, secondo cui “il mancato rispetto del termine di quindici giorni, che deve intercorrere tra la data di notifica del decreto di convocazione del debitore e la data di udienza (come previsto dalla nuova formulazione della L. Fall. , art. 15, comma 3), e la sua mancata abbreviazione nelle forme rituali del decreto motivato sottoscritto dal presidente del Tribunale, previste dall’art. 15, comma 5, L. Fall., costituiscono cause di nullità astrattamente integranti la violazione del diritti di difesa” hanno ribadito che, comunque, tale circostanza, non determina – ai sensi dell’art. 156 c.p.c. – la nullità del decreto di convocazione, qualora il debitore abbia attivamente partecipato all’udienza, “rendendo dichiarazioni in merito alle istanze di fallimento, senza formulare in tale sede, rilievi o riserve in ordine alla ristrettezza del termine concessogli, né fornendo specifiche indicazioni del pregiudizio eventualmente determinatosi, sul piano probatorio, in ragione del minor tempo disponibile”.

(Antonella Mafrica – a.mafrica@lascalaw.com)

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