Corporate

Applicazione del disposto ex art. 2647, comma 2 Cod. Civ.: qualificazione dei finanziamenti e postergazione

 Tribunale di Reggio Emilia, 10 giugno 2015 (leggi la sentenza)

Due sono i temi che vengono in rilievo nel decreto emesso dal Tribunale di Reggio Emilia in data 10 giugno 2015 e che meritano di essere segnalati: quello afferente l’interpretazione del contenuto dell’art. 2467, comma 2 Cod. Civ. e quello dell’ambito di applicazione del disposto della norma de qua.

Con riguardo al primo aspetto, si evidenzia la posizione dei giudici di primo grado secondo cui le espressioni “eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto” e “situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento” contenute nel summenzionato articolo – pur potendosi riferire alle più diverse e variegate situazioni rispetto allo stato di insolvenza o di crisi di cui dall’articolo 160, ultimo comma, della legge fallimentare – in primis, si debbano identificare proprio con tale “status”. Sul punto, i giudici di merito precisano come tale interpretazione trovi conferma – “a contrario” –  nel disposto dell’articolo 182-quater della medesima legge fallimentare, che prevede espressamente che ai finanziamenti effettuati dai soci al di fuori di un piano concordatario, quando la società è in condizioni economiche o finanziarie identificabili con l’insolvenza o la crisi, si applica il disposto dell’articolo 2467 codice civile.

In relazione alla seconda questione, il Tribunale ha precisato come i finanziamenti ai sensi dell’articolo 2467 del codice civile non debbano identificarsi solamente con i finanziamenti scritu sensu intesi e cioè con meri trasferimenti di danaro (infragruppo), ma anche con rapporti (di finanziamento) diversi, quali, ad esempio, quelli di fornitura di merci e di servizi, laddove si accerti in concreto che dette attività abbiano assolto – sotto il profilo finanziario – alla stessa funzione della dazione di danaro.

Sulla scorta dei ragionamenti ut supra, il Tribunale di Reggio Emilia ha pertanto ritenuto di qualificare come operazioni di soccorso finanziario e, pertanto, riconducibili sotto l’alveo di cui all’art. 2467 Cod. Civ., comma 2 Cod. Civ. l’attività – posta in essere dalla controllante – di intercessione presso aziende di credito e altri imprenditori, a favore della controllata (poi dichiarata fallita), così come il pagamento da parte della capogruppo dei crediti maturati dalla controllata. Conseguentemente, quindi, con la pronuncia in commento, è stata rigettata l’opposizione delle controllante avverso il decreto di ammissione al passivo dei crediti  dalla stessa maturata verso la controllata fallita (e derivanti anche da fornitura di servizi informatici); decreto, quest’ultimo, che dalla stessa capogruppo era stato impugnato in quanto i crediti erano stati ammessi in via postergata ai sensi dell’art. 2467 Cod. Civ.

1 luglio 2015

Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La ratio dell’art. 2409 c.c. è quella di consentire all’autorità giudiziaria il ripristino del...

Corporate

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La Corte di Cassazione è stata recentemente chiamata a decidere se l’inadempimento da parte di un...

Corporate

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Il diritto di controllo di cui all’art. 2476, 2° comma, c.c. afferisce allo status di socio in qu...

Corporate

X