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Applicabilità della disciplina repressiva dell’usura alla clausola penale pattuita per il ritardo

Il caso sottoposto al Tribunale di Vercelli (leggi la sentenza per esteso) atteneva alla verifica della computabilità nel tasso soglia rilevante ai fini dell’usura della clausola penale pattuita per il ritardo.

Il Tribunale adito, al fine di risolvere la questione, ha preliminarmente esaminato due teorie che valutano se agli interessi moratori sia applicabile, o meno, il tasso soglia ai fini della valutazione dell’usurarietà, ovvero quella sulla funzione reintegrativa degli interessi (corrispettivi e moratori) e quella che valorizza il carattere funzionale dei medesimi.

La prima teoria, riconducendo ad unità interessi corrispettivi e moratori, determina la rilevanza di questi ultimi ai fini della valutazione dell’usurarietà dell’operazione.

I sostenitori di tale tesi ritengono che l’ampia formulazione letterale dell’art. 644 c.p. sia indice della volontà di escludere un facile aggiramento della norma. Nello stesso senso sembra deporre anche l’art. 1, co. 1° l. n. 24/2001 ai sensi del quale si devono considerare usurari gli interessi che superano il tasso soglia nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento.

Diversa è la soluzione cui si giunge ove si valorizzi invece la differenza funzionale tra interessi corrispettivi e interessi moratori.

In questo senso si è osservato come la pattuizione dell’interesse moratorio è destinata ad assicurare il risarcimento non solo del danno emergente ma anche del lucro cessante sulla base di una determinazione preventiva e presuntiva che risponde alla logica della risarcibilità del danno ulteriore (art. 1224, co. 2°, c.c.).

L’esclusione dell’interesse di mora dal tasso soglia risulta argomentabile anche alla luce del dato letterale: l’art. 644, co. 1°, c.p. fa, infatti, riferimento agli interessi usurari come a quelli pattuiti “in corrispettivo” di una prestazione di denaro o di altra utilità; nello stesso senso sono anche le istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi medi globali ai sensi della legge sull’usura dell’agosto 2009.

Infine, partendo dal rilievo per il quale l’usurarietà della pattuizione deve essere valutata nel momento in cui gli interessi sono promessi o comunque convenuti (art. 1, co. 1°, l. 24/2001) e non al momento del pagamento, si è osservato che, a differenza degli interessi corrispettivi, gli interessi moratori, pur se pattuiti, attengono ad un momento (l’inadempimento) diverso, successivo e solo eventuale rispetto al contratto.

Tornando ora alla possibilità di includere la clausola penale pattuita per il ritardo nel tasso soglia rilevante ai fini dell’usura, la sentenza del 16 novembre 2011 del Tribunale di Vercelli accoglie la soluzione negativa osservando come la clausola penale pattuita per il ritardo consiste in una “somma predeterminata, seppure nel caso di specie in proporzione alla somma rimasta inadempiuta, la quale, pur avendo una funzione assimilabile a quella degli interessi moratori (così Cass. n. 23273/2010) ha natura diversa rispetto agli interessi in genere, la cui caratteristica peculiare è il maturare con il passare del tempo, caratteristica che non si riscontra nella penale”.

Ricondotta la penale per il ritardo alla clausola che determina la misura convenzionale dell’interesse moratorio, la possibilità di assegnare rilievo a tale penale ai fini del superamento del tasso soglia, deriva dall’adesione alla tesi sulla funzione reintegrativa degli interessi (corrispettivi e moratori) o a quella che valorizza il carattere funzionale dei medesimi.

Il Tribunale di Vercelli, inoltre, giunge a ritenere che, in caso di penale per il ritardo usuraria, dovrà trovare applicazione non la sanzione della nullità  di cui all’art. 1815, co, 2°, c.c., ma il rimedio della nullità di protezione (in caso di contratti del consumatore) o la riduzione giudiziale disciplinata dall’art. 1384 c.c.

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com)

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