La Corte d’Appello di Milano riapre il dibattito sugli interessi moratori

Apertura di credito e anatocismo: nessun inganno

La capitalizzazione degli interessi relativa al rapporto di apertura di credito, correlato al conto corrente, risulta correttamente applicata.

Con tale affermazione il Tribunale di Sondrio, in una sentenza che ha affrontato diverse tematiche, nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo seguito dallo Studio, ha respinto la tesi, secondo la quale la capitalizzazione periodica degli interessi non potrebbe mai avere ad oggetto una apertura di credito, anche qualora il contratto di conto corrente sul quale il finanziamento risulti appoggiato contenga la clausola di pari periodicità di liquidazione degli interessi attivi e passivi.

Tale eccezione viene spesso sollevata dai correntisti, ma è priva di pregio, in quanto non tiene conto del naturale collegamento esistente tra apertura di credito e conto corrente di corrispondenza.

Si riporta, per maggiore chiarezza, il passaggio della sentenza in commento: “si osserva come comunemente nella pratica viene aperto dal cliente un “conto corrente di corrispondenza”, che costituisce la forma attuale del conto corrente bancario ed ha natura di “contratto innominato misto”: fattispecie complessa risultante dal collegamento negoziale tra il rapporto di conto corrente e gli altri rapporti su di esso regolati. La Suprema Corte (sent. N. 25943 del 5 dicembre 2011) definisce infatti il conto corrente di corrispondenza come un rapporto caratterizzato dall’esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente e la disponibilità sul conto può essere costituita con versamento di somme, con accrediti sul conto od anche con intervento da parte della banca – che può assumere il carattere di un’apertura di credito in senso proprio o di una concessione temporanea di credito – il quale costituisce, nella complessità del rapporto, una prestazione accessoria rispetto a quella principale di mandato, non eccedente dai relativi limiti, né contraria ai principi di correttezza e buona fede”.

Per tale ragione, gli interessi e la relativa capitalizzazione inerenti al correlato rapporto di apertura di credito sono legittimi.

Se questo è senza dubbio l’aspetto più pregnante della sentenza, la decisione è altresì degna di nota nella parte in cui evidenzia come sia onere di parte opponente specificare le doglianze sollevate con riguardo alle c.m.s. e, più in generale, agli oneri applicati dalla banca, non potendosi la stessa limitare a formulare contestazioni di stile, ma dovendo indicare con precisione gli importi ritenuti indebitamente contabilizzati ed il motivo della presunta illegittimità.

In difetto, il Giudice non può dare ingresso all’eventuale consulenza tecnica d’ufficio che venisse richiesta e deve rigettare integralmente le domande, come è avvenuto nel caso in esame.

Tribunale di Sondrio, 12 marzo 2019, n. 529

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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