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Anticipazioni bancarie e concordato in bianco: sì alla sospensione se non è provata la cessione

In caso di anticipazioni bancarie con mandato all’incasso, non può ritenersi esaurita l’obbligazione facente capo alla banca con la sola dazione di denaro, residuando in capo agli istituti di credito la prestazione relativa all’incasso dell’importo anticipato (conseguente al mandato in rem propriam conferito dal cliente), assistito dal patto di compensazione.

Con il decreto in commento, il Tribunale di Bergamo ha accolto l’istanza con cui una società, contestualmente al deposito di una domanda di concordato con riserva, chiedeva al Tribunale di voler sospendere ex art. 169 bis l.f. i contratti bancari e di leasing pendenti, nonché le relative linee di credito, ritenendo la prosecuzione di tali contratti svantaggiosa per la procedura e potenzialmente lesiva della par condicio creditorum. L’istituto di credito si opponeva alla richiesta, deducendo l’estraneità dei contratti di anticipazione bancaria con mandato all’incasso all’ambito di applicazione dell’art. 169 bis l.f. alla fattispecie, nonché l’esistenza di cessioni di credito relative ai crediti anticipati.

Il Giudice, nell’accogliere la domanda della società, ha sottolineato che, benché il Tribunale di Bergamo aderisca all’orientamento secondo cui la portata applicativa dell’art. 169 bis l.f. deve ritenersi corrispondente a quella dell’art. 72 l.f., con conseguente riferibilità della norma ai contratti non ancora eseguiti da entrambe le parti, deve ritenersi che i contratti di anticipazione bancaria possano essere sussunti in tale concetto.

Infatti, a differenza del caso di cessioni di crediti accessorie al contratto di anticipazione bancaria, che, se notificate al debitore ceduto anteriormente alla pubblicazione nel Registro delle Imprese della domanda di concordato, devono ritenersi opponibili alla Procedura (atteso che, essendosi verificato l’effetto traslativo del diritto di credito, tali rapporti non si possono più qualificare come “pendenti”), i rapporti di anticipazione bancaria connessi a un mandato all’incasso in rem propriam conferito alla Banca non determinano il trasferimento del credito in favore del mandatario, bensì un mero obbligo, da parte di quest’ultimo, di riscuotere la somma dovuta dal terzo.

Si tratta, in altri termini, di negozi giuridici complessi, nei quali all’anticipazione di denaro da parte dell’istituto di credito corrisponde l’obbligo della banca di incassare i relativi crediti presso i terzi debitori, per poi eventualmente provvedere alla compensazione delle partite contrapposte. L’obbligazione della banca, dunque, non può dirsi esaurita con la dazione o la messa a disposizione dell’anticipazione, dovendo essere completata la prestazione di incasso conseguente al mandato in rem propriam conferitole dal cliente, e tale circostanza consente di ritenere il rapporto ancora pendente per entrambe le parti e, come tale, passibile di sospensione ex art. 169 bis l.f.

D’altra parte, il Giudice ha evidenziato che, qualora effettivamente si fossero perfezionati negozi di cessione dei crediti anticipati e fosse intervenuta la notifica della cessione ai terzi debitori ceduti, i relativi rapporti non potrebbero più ritenersi pendenti e, come tali, sarebbero per definizione esclusi dall’ambito della disposizione di cui all’art. 169 bis l.f.. Tuttavia, nel caso di specie l’istituto di credito non aveva fornito prova dell’effettivo perfezionamento delle cessioni di credito menzionate, nonché delle relative notifiche, con conseguente infondatezza dell’eccezione sollevata.

Pertanto, il Tribunale di Bergamo ha accolto l’istanza di sospensione ex art. 169 bis l.f., sospendendo per sessanta giorni i contratti di conto corrente bancario e le relative linee di credito intercorrenti tra la società e la banca resistente.

Tribunale di Bergamo, decreto del 3 aprile 2019

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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