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Anticipazioni bancarie e compensazione: l’importanza della clausola di annotazione ed elisione

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Firenze ha rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da una Banca, condannando la stessa a corrispondere a una società in concordato preventivo gli importi di cui al decreto ingiuntivo opposto.

In particolare, l’Istituto di credito contestava l’inesistenza dell’avversa pretesa creditoria, avendo correttamente continuato a incassare sui conti correnti della società opposta i bonifici di pagamento e gli incassi dei mandati alla riscossione anche dopo il deposito della domanda di concordato “in bianco” da parte della correntista, in forza del patto di compensazione richiamato nei contratti di conto corrente.

Il Giudice, nel rigettare l’opposizione, ha ribadito il consolidato orientamento della Corte di Cassazione in relazione alle ipotesi in cui è possibile operare la compensazione ai sensi dell’art. 56 L.F. nel concordato preventivo. Infatti, la Suprema Corte ha avuto modo in più occasioni di affermare che, in caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, detta compensazione non può operare nell’ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all’incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca; a differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all’incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma l’obbligo di quest’ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all’atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest’ultima debba avere luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione.

Nel caso di specie, inoltre, non ricorrevano i presupposti per invocare il diverso principio stabilito dalla Corte di Cassazione, secondo cui, in deroga alla regola generale sopra riportata, non può applicarsi il principio della c.d. “cristallizzazione dei crediti” nell’ipotesi in cui il contratto di anticipazione bancaria assistito da mandato all’incasso contempi altresì un pactum de compensando, ovvero una specifica clausola contrattuale di c.d. “annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto”. Solo nel caso in cui sussista una simile clausola, infatti, la Suprema Corte ha giudicato compensabili le posizioni creditorie e debitorie della Banca, sulla quale grava l’onere di dimostrarne l’esistenza e l’idoneità a giustificare la compensazione tra le partite contestate.

Infatti, il Giudice fiorentino ha chiarito che la compensazione “non può essere legittimata ex post dalla richiesta di applicazione dell’art. 56 l.f., ma deve derivare dall’applicazione di una specifica clausola contrattuale che preveda espressamente la facoltà di compensazione tra il credito vantato dalla Banca in forza dell’anticipazione erogata e gli incassi provenienti da terzi ricevuti in virtù del mandato all’incasso. Tale clausola costituendo una deroga alla disciplina ordinaria dell’art. 56 l.f., essa deve essere frutto di un accordo effettivo tra le parti, dovendo pertanto prevedere un’espressa facoltà della Banca di trattenere le somme incassate a fronte del mandato all’incasso e di compensarle con i crediti derivanti dallo stesso o da altro rapporto contrattale. L’onere probatorio della sussistenza e dell’idoneità di tale clausola grava in capo alla Banca e nel procedimento de quo la Banca non ha soddisfatto a tale onere probatorio”.

In conclusione, il Tribunale di Firenze ha respinto l’opposizione proposta dalla Banca, confermando il decreto ingiuntivo precedentemente emesso e condannando l’Istituto opponente alla restituzione delle somme incassate e alla rifusione delle spese di lite.

Trib. Firenze, 5 novembre 2019, n. 3279

Eleonora Gallinae.gallina@lascalaw.com

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