L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Annullamento del contratto per dolo e onere della prova

Se sul piano teorico è pacifico che la volontà che muove un soggetto a concludere un determinato contratto debba formarsi in modo libero e consapevole, non altrettanto semplice è dimostrare che il processo che ha condotto alla formazione della volontà negoziale sia stato inficiato da un’anomalia riconducibile alla condotta di uno dei contraenti.

Con particolare riferimento al dolo utilizzato da una parte in danno dell’altra – idoneo senz’altro a condurre ad una pronuncia di annullamento del contratto – la giurisprudenza è più volte intervenuta a stabilire i confini di una definizione di per sé assai ampia.

Ebbene, con l’ordinanza n. 31731 depositata il 4 novembre scorso, la Cassazione è nuovamente tornata sul tema stabilendo che affinché si possa giungere ad una pronuncia di annullamento del contratto per dolo non è sufficiente una qualunque influenza psicologica sull’altro contraente, ma sono necessari artifici o raggiri, o anche semplici menzogne, che abbiano comunque un’efficacia causale sulla determinazione volitiva della controparte e, quindi, sul consenso di quest’ultima.

Nel caso in esame, un padre aveva convenuto innanzi al Tribunale competente la propria figlia che si era rifiutata di dare seguito ad una scrittura privata nella quale si prevedeva che quest’ultima avrebbe ceduto la propria quota di un immobile al padre dietro corrispettivo versato in contanti e formalizzato la compravendita in un momento successivo, dinanzi ad un notaio scelto dal compratore.

Nel costituirsi in giudizio la figlia aveva chiesto al giudice di accertare la falsità della sottoscrizione contenuta nella scrittura privata e di dichiarare l’annullamento del contratto perché viziato dal dolo, ovvero dagli artifici e raggiri posti in essere dal padre.

E mentre il Tribunale competente non aveva ritenuto fondate le domande della figlia, la Corte d’appello aveva invece ritenuto di valorizzare le circostanze da lei dedotte e le prove assunte in giudizio (nello specifico il fatto che la convenuta non avesse mai percepito la somma costituente il corrispettivo della compravendita nonché le dichiarazioni dei testimoni che avevano riferito dello stupore mostrato dalla figlia alla richiesta del padre di  stipulare l’atto di compravendita) e di annullare il contratto.

Una tesi, tuttavia, che la Cassazione, adita dal padre, ha deciso di disattendere totalmente.

Più in particolare, secondo le argomentazioni utilizzate dalla Cassazione “a norma dell’art. 1439 c.c. il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati siano stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe prestato il proprio consenso per la conclusione del contratto, ossia quando, determinando la volontà del contraente, abbiano ingenerato nel “deceptus” una rappresentazione alterata della realtà, provocando nel suo meccanismo volitivo un errore da considerarsi essenziale ai sensi dell’art. 1429 c.c.”.

Sempre secondo la Corte, inoltre, “a produrre l’annullamento del contratto non è sufficiente una qualunque influenza psicologica sull’altro contraente, ma sono necessari artifici o raggiri, o anche semplici menzogne che abbiano avuto comunque un’efficienza causale sulla determinazione volitiva della controparte”.

Ne consegue che, l’effetto invalidante dell’errore, frutto di dolo, è subordinato alla circostanza, della cui prova è onerata la parte che lo deduce, che la volontà negoziale sia stata manifestata in presenza o in costanza di questa falsa rappresentazione.

Una prova che nel caso di specie, secondo la Cassazione, la Corte d’appello non aveva accertato dal momento che la motivazione da quest’ultima resa non conteneva alcun riferimento agli artifici e raggiri che il padre aveva posto in essere in danno della figlia.

Sulla scorta delle argomentazioni che precedono, la Suprema Corte ha cassato la sentenza emessa dalla Corte d’appello, invitando la stessa, in diversa composizione, ad attenersi ai principi di diritto sopra richiamati.

Cass., Sez. VI – 2, Ord., 4 Novembre 2021, n. 31731

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Vado a stare da papà

Nell’ambito della compravendita di immobili urbani adibiti ad uso diverso dall’abitativo, la le...

Contratti

L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Con una recente ordinanza, il Tribunale di Lodi ha dichiarato la risoluzione di un contratto sottos...

Contratti

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Un avvocato conveniva in giudizio una società chiedendone la condanna al pagamento&...

Contratti

X