Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Annullabilità della cessione di ramo d’azienda effettuata senza preventiva autorizzazione dei soci

Il caso sottoposto all’attenzione dei giudici piacentini verte attorno la cessione di ramo d’azienda di una società a responsabilità limitata realizzata da parte dell’amministratore unico ad un prezzo modesto ed intervenuta senza preventiva autorizzazione dell’assemblea dei soci.

In particolare, la vicenda dedotta in giudizio, sotto il profilo fattuale, vede un neo amministratore unico di srl – del tutto privo di qualsivoglia competenza e/o esperienza in tema di gestione aziendale (sino alla nomina, infatti, ricopriva il ruolo di magazziniere proprio nella società) ed estraneo altresì al business della società medesima (rappresentato dall’intrattenimento notturno) – cedere ad una signora un locale da ballo noto nella zona del piacentino, a fronte di un esiguo corrispettivo.

Da qui, la reazione della cedente che, in prima battuta, agisce in via cautelare, ottenendo il sequestro giudiziario sull’azienda e, successivamente, procede con l’instaurazione del giudizio di merito al fine, per l’appunto, di richiedere la nullità, ovvero annullabilità ovvero inefficacia dell’atto di compravendita.

A sostegno delle proprie posizioni, l’attrice deduce, inter alia, come la citata operazione fosse stata posta in essere in violazione della previsione di cui all’art. 2479, comma 2, n. 5 del Cod. Civ. che riserva esclusivamente alla competenza dell’assemblea ogni decisione che determini un cambiamento sostanziale dell’oggetto sociale, ovvero una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

Si oppone quindi la difesa della cessionaria, ricordando che ai sensi della previsione ex art. 2475bis cc, gli amministratori hanno la rappresentanza generale della società e che la violazione dei limiti gestori degli stessi non sarebbe comunque opponibile ai terzi, potendo solamente, in ipotesi, giustificare eventuali iniziative da parte della società nei confronti degli amministratori (nel caso di specie, l’amministratore unico, medio tempore, era stato revocato).

Sul punto, si inserisce quindi la pronuncia dei giudici piacentini, i quali precisano che ai fini di un giudizio di abuso dei poteri di rappresentanza, la condotta dell’amministratore deve essere verificata secondo un criterio comparativo di strumentalità diretta o indiretta dell’atto rispetto all’oggetto sociale da realizzare, mentre nell’ipotesi di violazione della previsione di cui all’art. 2479, comma 2, n. 5 c.c. occorre verificare se, in concreto, l’operazione non autorizzata abbia modificato il capitale di rischio investito nell’attività sociale e, quindi, abbia snaturato e svuotato quest’ultima.

Ciò, in quanto, la norma de qua pone un limite non già convenzionale, ma legale ai poteri di rappresentanza degli amministratori, peraltro di natura inderogabile, in quanto idoneo ad incidere direttamente sulla società medesima.

Sulla base degli assunti di cui sopra, quindi, i giudici di prime cure, ritenendo come la cessione di azienda (costituente attività esclusiva della srl) realizzata in autonomia dall’amministratore unico determini, – indipendentemente da qualsivoglia indagine sull’elemento soggettivo del cessionario – una sostanziale modifica dell’oggetto sociale ex art. 2479, comma 2, n. 5 c.c., e, come tale, necessiti di una preventiva autorizzazione assembleare, accoglie le richieste dell’attrice, annullando l’atto in questione.

Trib. Piacenza, 14 marzo 2016 (leggi la sentenza)

Giada Salvini g.salvini@lascalaw.com

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