Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Annotazioni sul libro soci: l’onere della prova a chi intende farle valere

Qualora la società modifichi, tramite annotazione, le risultanze del libro soci rispetto ai nominativi e alle azioni detenute da ciascun socio, è onere della società provare l’evento che giustifica l’annotazione e la conseguente modifica, senza che il socio debba dare nuovamente prova della titolarità delle azioni detenute.

Questo il recente inedito principio espresso dal Tribunale di Cagliari, Sezione specializzata in materia d’impresa, con ordinanza pubblicata in data 4 febbraio 2021.

Il provvedimento in commento è stato emesso all’esito di un procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. introdotto da un socio di una società per azioni che aveva visto inserire nel libro soci di tale società un’annotazione con la quale l’organo amministrativo disconosceva la titolarità di parte delle azioni da anni intestate al socio ricorrente, tramite regolare iscrizione nel medesimo libro soci. Il parziale disconoscimento della titolarità delle azioni, a detta della società, era giustificato dalla circostanza che il socio ricorrente avrebbe utilizzato diversi anni prima denaro di terzi per sottoscrivere parte delle azioni delle quali risultava titolare in base alle risultanze del libro soci.

La società, costituitasi nel procedimento, senza fornire alcuna prova rispetto a quanto asserito con l’annotazione, sosteneva l’assenza di qualsivoglia periculum in mora che giustificasse la concessione di un provvedimento d’urgenza nonché che il socio per ottenere la cancellazione dell’annotazione in questione avrebbe dovuto dimostrare la titolarità delle azioni nonché l’effettivo versamento dei conferimenti mediante risorse proprie e non appartenenti a terzi.

Il Tribunale di Cagliari, nell’accogliere il ricorso ha, invece, stabilito che “la prova del presupposto dell’annotazione risale in capo a colui che intende farla valere, ovvero, nel nostro caso la società resistente. La società, infatti, intende iscrivere nel libro dei soci un fatto “nuovo” che modifica l’assetto societario fino a quel momento esistente, costruito intorno ad una legittimazione in precedenza pacificamente riconosciuta”.

Secondo il Tribunale, se così non fosse, si giungerebbe alla paradossale situazione nella quale “il socio sarebbe chiamato costantemente a ribadire la propria legittimazione ogni qual volta la società, pur riconosciuta l’iscrizione, maturasse un intimo dubbio, rimettendo in forse quella legittimazione a suo tempo riconosciuta… il socio, in altri termini, sarebbe costretto a dover provare all’infinito la propria legittimazione”.

Quanto al periculum in mora, il Tribunale ha ritenuto sussistente il pregiudizio grave ed irreparabile allegato dal socio ricorrente, “atteso che l’annotazione illecitamente iscritta dalla società nel libro soci lede il diritto del ricorrente a partecipare alla vita della società  secondo il diritto ad esso spettante, tanto da incidere in maniera significativa su alcuni aspetti fondamentali della vita della società partecipata esclusivamente da due soci paritari, come reso evidente dall’approvazione del bilancio avvenuta grazie all’artificiale iscrizione dell’annotazione illecita”.

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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